20 febbraio 2002

Novecento: La leggenda del pianista sull'oceano

La leggenda del pianista sull' oceano, il film di Giuseppe Tornatore, tratto dal libro "Novecento" di Alessandro Baricco, fa letteralmente innamorare della storia.


Novecento, "il pianista del mare", interpretato splendidamente da Tim Roth, è un personaggio assolutamente affascinante, complesso e senza dubbio bizzarro; ingenuo e inesperto della vita ne è al contempo un saggio conoscitore e grazie alla sua fervida fantasia, riesce a immaginare nei minimi particolari le città che non ha mai visto.

Per tutta la sua vita, Novecento, è infatti cresciuto in una nave da crociera, il Virginian, e nel momento in cui si trova a fare i conti con l'amore decide di scendere: sta nella scaletta, a metà strada tra quello che conosce come le sue tasche e la vita "terrena" delle città, la vita "normale" a cui lui non è abituato e della quale non sa nulla; è una paura troppo grande: vede case, fumaioli, gente che passa...ma non vede la fine, la fine di tutto.

Più o meno dice queste parole al suo fedele amico: "Nella tastiera del pianoforte sai che c'è un inizio e una fine, i tasti sono quelli non puoi sbagliare. Ma nella vita, come fai a scegliere quale strada prendere ogni mattina? Dov'è la fine?...E' tutto troppo immenso".

Un pianista di talento, forse il più gran pianista del suo tempo, suona per sentirsi bene, insieme agli orchestrali della nave, per far passare il tempo in allegria ai passeggeri, gli ospiti, mentre nessuno sulla terra conosce quell'uomo che sfiora così bene l'avorio dei tasti.

Fin quando il più grande jazzista sente parlare di lui e lo sfida: Novecento, con l'ironia e l'intelligenza di sempre, prende la sfida come un gioco, contrariamente ai suoi amici che ad un certo punto vedono la sua vittoria sfumare. Novecento arriva a dire di voler puntare anche lui per la vittoria del suo sfidante: Chi avrebbe vinto? Applausi per il jazzista e fischi per Novecento che improvvisa perfino una ninna nanna. Poi, nell' ultima sfida, si "sveglia" il suo genio e incomincia a suonare una musica talmente complicata da lasciare il pubblico immobile, incantato. Tutti sembrano rimanerne ipnotizzati fino alla fine quando Novecento prende una sigaretta spenta l' appoggia sulle corde, ancora calde, e l'accende. Applausi. Novecento ha vinto la sfida, il jazzista stesso se ne rende conto: non si può competere con lui.

Questo genio della musica, questo eccelso pianista, morirà sul Virginian che ormai pronto per la demolizione esploderà. Così svaniranno tutti i ricordi, tutte le speranze, i sogni, la vita di Novecento.

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