19 ottobre 2009

Recensione: Viola di mare

E' il primo film italiano presentato al 44° festival internazionale del cinema di Roma. Viola Di Mare è il titolo di questa pellicola che affronta un tema importante quanto singolare per l'ambientazione e per la storia in sè.  Si tratta infatti del tema dell'omosessualità, ambientata in una isola immaginaria della Sicilia nel periodo di metà ottocento, durante lo sbarco dei Mille.


Angela, innamorata della sua amica d'infanzia Sara, rifiuta il matrimonio combinato dal padre- padrone (Ennio Fantastichini) e per difendere il suo amore omosessuale, è costretta dal padre, uomo influente nella società, a prender sembianze maschili per non creare scandalo. Angela diviene così Angelo, sia fisicamente (fasciandosi il seno, tagliando i capelli e vestendo da uomo), sia sulle carte dell'anagrafe sia agli occhi della chiesa, quasi a giustificare così quell' amore "insano".

Una rivoluzione quella di Angela abbastanza difficile da affrontare in quel contesto bigottamente storico di quell'isoletta immaginaria, dove giocano mentalità e ruoli ben definiti e preconcetti, pregiudizi estremamente saldi.  Ed e' proprio questo estremismo nel film che porta una ventata di libertà e di romanticismo quasi paradossale che coinvolge la vita delle due ragazze che sono sì costrette a vivere dapprima in modo clandestino il loro amore platonico, ma comunque in modo semplice e puro; tanto vero e profondo da arrivare infine al gesto estremo che avrebbe messo a tacere quella società ostile.

Valeria Solarino e Isabella Ragonese sono le due tormentate protagoniste femminili. Ennio Fantastichini (già ricordato) non smentisce la sua bravura interpretando il ruolo di un padre-padrone violento, colmo di repulsione nei confronti della figlia e che si scopre poi avere una relazione incestuosa con la sorella (come si suol dire: da che pulpito viene la predica...).

Nel film recitano anche Giselda Volodi, Marco Foschi, Alessio Vassallo, Aurora Quattrocchi, Lucrezia Lante della Rovere e Maria Grazia Cucinotta.

La regia è affidata alla regista messinese Donatella Maiorca che riesce a creare nelle scene iniziali, un mix confuso di immagini e ricordi che accompagna lo spettatore al tema che sarà poi centrale dell'età adulta delle due giovani donne.

Il Film è tratto dal libro del trapanese Giacomo Pilati, già alla terza ristampa, "Minchia di Re" e le musiche sono state affidate al talento di Gianna Nannini.

Le critiche su questo film sono contraddittorie, sia da parte dei critici che da parte degli spettatori: c'è chi lo trova noioso, ridondante, a tratti stanco, e chi invece lo trova romantico, più che mai attuale e profondo.

Insomma pareri diversi come è giusto che sia per un film che di sicuro sta facendo parlare molto di sè e che attira comunque la gente a vederlo.

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