29 ottobre 2011

Recensione: Quando la notte

 Quando la notte, il nuovo film della regista Cristina Comencini interpretato da Claudia Pandolfi e Filippo Timi è la trasposizione cinematografica dell'omonimo libro scritto dalla stessa Comencini nel quale si narra la storia di Marina (Claudia Pandolfi), una giovane donna con un figlio di tre anni che, in un momento difficile della sua vita familiare e di fronte alla propria incapacità di essere una brava madre, si trasferisce per un periodo di riposo in montagna.



Lì Marina conosce ed è attratta da Manfred (Filippo Timi), un montanaro rude e silenzioso, che nasconde il trauma di un doppio abbandono.
Una notte succede qualcosa nell'appartamento di lei e Manfred interviene, portando il bambino ferito in ospedale.
Da quel momento l'uomo si metterà sulle tracce di una verità inconfessabile che Marina ha nascosto a tutti, anche al marito, mentre lei intuirà il segreto familiare all'origine dell'odio di Manfred verso tutte le donne.
Con una rabbia e un desiderio mai provati prima, i due scopriranno la radice di un legame potente che non riusciranno a controllare né a vivere.

Tra contraddizioni e tormenti dolorosi nasce tra i due una storia d’ amore che però rimane sospesa per 15 anni, fino a quando i due non si rincontreranno.

Durante la presentazione del film, Claudia Pandolfi descrive il periodo di riprese come un periodo particolarmente difficile per lei, sia per l'ambientazione (in montagna, dove c'era molto freddo e un' atmosfera abbastanza grigia) sia per il suo personaggio e al trama in sé, così profonda e tormentata.

La pellicola affronta da un lato il tema della maternità, con tutte le difficoltà che comporta, e dall'altro il tema dell’ abbandono che incide profondamente nell’ animo di chi lo ha subito.

Questi due stati d'animo sono evidenti proprio nello scrutarsi reciproco dei due personaggi del film, che rappresentano dunque due solitudini esistenziali.

La regista ha dichiarato, con una punta di ironia, che Filippo Timi e Claudia Pandolfi sono stati scelti perchè sono due attori indomabili e, per una trama così difficile e una storia così ingarbugliata, due attori scalpitanti come loro sarebbero stati perfetti per rompere gli schemi.

In effetti, senza ironia, due caratteri cinematografici impetuosi come sono quelli di questi due attori, sono stati la scelta giusta per “smuovere le acque” sia della trama ma sopratutto della scenografia, così naturale ma un po' monotona. La stessa Comencini ha ammesso di aver girato le scene con una grande difficoltà scenica. Ad ogni modo, i colori smorti della pellicola hanno aiutato ad accentuare la freddezza sia interna che esterna del film, sono riusciti a dare un tocco di drammaticità alle scene, ad accompagnare le vicende e i sentimenti tormentati dei due protagonisti così solitari, una solitudine duale dei protagonisti in mezzo a tanta troppa montagna, che sembra in certe scene sommergere la storia.

Ritengo questo film un po' difficile da comprendere fino in fondo: ci si aspetta del pathos ma c'è più introspezione. E' un film drammatico, anche nel suo “romanticismo”.

Forse il libro riesce a dare più spunti affascinanti di immaginazione e di interpretazione che non la sua trasposizione cinematografica. Ad ogni modo è un buon film.

Voto 7

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