10 novembre 2011

Recensione: I soliti idioti

Chi segue il canale televisivo di MTV di sicuro ricorderà le tre serie della sketch comedy dal titolo I Soliti Idioti che ha dato origine anche ad un tour teatrale.

E quindi tappa quasi dovuta, per Francesco Mandelli e Fabrizio Biggio, è stata confrontarsi con il grande schermo proponendosi in questa sfida come interpreti e sceneggiatori, seguendo le vicende di Ruggero De Ceglie e suo figlio Gianluca i due personaggi di maggior successo, oltre che come ideatori delle canzoni originali del film.



Ripercorriamo brevemente la trama:

Per Gianluca, un trentenne che vive con il padre, è arrivato il grande giorno: sta infatti per sposarsi con Fabiana, la sua fidanzata di sempre. Tutto è pronto, ma il padre di Gianluca, Ruggero, un imprenditore romano un po' sopra le righe, non può accettare che il figlio si sposi (soprattutto con Fabiana) senza prima avergli dimostrato di essere un vero uomo… Ed essere un vero uomo, per lui, vuol dire riuscire a conquistare una vera donna, la più bella, la modella della linea di intimo "Smutandissimi". E così il padre, invece di accompagnare il figlio in chiesa, lo trascina con l'inganno fino a Roma dove potranno incontrare la bellissima "Smutandissima". Parallelamente a quella di Ruggero e Gianluca, seguiamo le vicende di altri personaggi: la coppia gay convinta di poter avere un figlio in modo naturale, la coppia di borghesi perbenisti che fa di tutto per apparire priva di pregiudizi, il povero Sebastiano che lotta con la postina.

Non c'è dubbio che questa pellicola sia originale, sotto qualsiasi punto di vista e in qualsiasi modo si intenda questo aggettivo: è diversa, particolare, volgare, irriverente, surreale, inusuale, dalla comicità demenziale.

Caratteristiche quasi tutte di certo negative in termini linguistici, ma che paradossalmente, proprio perchè non si addicono ad una commedia elegante e di gran valore cinematografico, stravolgono i canoni dando alla commedia un nuovo angolo di visualizzazione, diversa persino dai classici “cinepanettoni”, e questo sembra conquistare il pubblico.

C'è chi nei confronti di questo film è stato molto duro, c'è chi invece afferma di aver riso fino alle lacrime.

Per mio personale parere, ritengo che non sia certo il tipo di comicità e di commedia che amo e preferisco: non mi piace la comicità basata troppo su una volgarità senza filtri e sulle parolacce. Già i classici di questo genere, come i film di natale, sono più limitati (e ho detto tutto).

In più, se dovessi dare un giudizio anche sui costumi dei personaggi, direi che quello tanto curato di Ruggero, non mi riesce a convincere completamente.

Ad ogni modo obbiettivamente il genere di questa commedia fuori dalle righe forse ha, sebbene rocambolescamente, colpito nel segno.

A supportare questo lavoro e ad arricchirlo, quasi necessariamente, le partecipazioni di attori e personaggi conosciuti e famosi dello spettacolo come Rocco Tanica, la band Verdena, Gianmarco Tognazzi, Valeria Bilello, Giordano De Plano, Miriam Leone, e Marco Foschi.

Per concludere, posso solo aggiungere “de gustibus non disputandum est”.

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