14 giugno 2013

Recensione: Il Grande Gatsby

Se dovessi descrivere in tre parole il Grande Gatsby, direi che è intrigante, eccessivo e multicolor.



Come scene, regia, fotografia e colori è un film estremamente sfaccettato e articolato.

La trama è quella del romanzo di Fitzgerard: uno scrittore entra a far parte dell'elite ricca, viziosa e sfavillante, si innamora di una giovane donna e sogna una vita con lei.

La sorpresa del film sta nella messa in scena e la regia. Il regista Lhurmann torna ai colori accesi, ai vizi turbolenti e ai costumi del Moulin Rouge, del jazz, del boom economico degli anni venti.
Grandiosità delle scene delle luci, dallo sfolgorio dei giochi di fuoco alla fotografia accattivante delle feste; ai costumi assolutamente ben studiati per risaltare gli eccessi.
I dialoghi dunque, conditi da questi effetti stilistici, non appaiono per nulla noiosi e la trama si infittisce sempre più tra gelosie, eccessi, rivalità e quando si scontra con i segreti del misterioso Gatsby.
Lo scrittore, interpretato da un maturo Leonardo di Caprio, viene ingoiato da quel mondo decadente e paradossalmente affascinante ma non si mischia veramente con esso mantenendo puri i suoi sentimenti.

Di Caprio protagonista e punta di diamante del cast, interpreta bene il suo ruolo anche se in certe pose, forse, tende vagamente a ricordare il Titanic.

Il Grande Gastby è un bel film, da gustare sopratutto visivamente ma senza fare troppi paragoni con il romanzo a cui si ispira.

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