25 novembre 2013

Recensione: L'arte della felicità

Sotto un cielo plumbeo, tra i presagi apocalittici di una Napoli all’apice del suo degrado, Sergio, un tassista, riceve una notizia che lo sconvolge. Niente potrà più essere come prima.
Ora Sergio si guarda allo specchio e quello che vede è un uomo di quarant’anni, che ha voltato le spalle alla musica e si è perso nel limbo della sua città.
Il taxi diviene il microcosmo in cui si rinchiude per fuggire al suo mondo, ma dentro cui il mondo entra ed esce attraverso i suoi passeggeri.





Mentre fuori imperversa la tempesta, l’auto comincia così ad affollarsi di ricordi, di speranze, di rimpianti, di nuove occasioni.
Ora sa chi sono i passeggeri: sono anime, fantasmi, memorie, strade. Oppure sono messaggeri di un sole che nasce altrove e portano con sè la rivelazione di ciò che è oltre il confine del proprio parabrezza.
Prima o poi la pioggia smetterà di cadere ed il cielo si aprirà.
E da lì verrà la fine. O tornerà la musica.

L'Arte della felicità è il primo lungometraggio di animazione di Alessandro Rak. Realizzato in collaborazione con Mad Entertainment e presentato a Venezia il 29 Agosto come Evento di apertura della 28ma Settimana della Critica, il film è stato premiato come miglior opera prima al Raindance Film Fesival di Londra.

Un film d'animazione che per i temi trattati e l'intensità dei sentimenti è sicuramente dedicato ad un pubblico adulto, distaccandosi completamente dai film che siamo abituati a vedere della Disney o della Pixar. Oltre il sicuro interesse che l'opera suscita in quanto lavoro d'animazione "made in italy", colpisce la storia che viene raccontata in modo emozionale attraverso delle immagini disegnate che trasmettono forse meglio di un film interpretato in "carne ed ossa". La drammaticità delle scene e dei personaggi infatti, vengono sottolineati da un tratto del tutto originale e grave che si avverte sin da subito, accompagnato da una colonna sonora efficace.

Alessandro Rak descrive il suo film spendendo parole poetiche e amare: "Di fronte a certi temi, che misurano tanti metri, di cui vediamo solo i piedi, ci si sente troppo bassi e a poco serve alzar la voce se non si è pronti a inerpicarsi. E se la Felicità è il mestiere di chi semina sorrisi, l’inerpicarsi è certo l’Arte di chi invidia il mestierante. Così si parte da quello che si ha: la propria terra, le proprie esperienze, le aspettative dei parenti e degli amici, per raccontare del dilemma di una vita: se sia più nobile stipar nell’anima le suggestioni e i fantasmi di un’inauspicata vita in città o prender armi contro un mare di sensazioni e raccontandole por fine ad esse.La storia comincia poi da un titolo in cerca del suo autore e ancora oltre, in cerca di un’ispirazione, per parlare di chi è lontano dalla luce e solo grazie alla coscienza del dolore, decide infine di andarla a ricercare. Dunque questa è la storia di una rivoluzione, di un giro inutile intorno al proprio sole, o meglio ancora di una rivelazione, di cosa è il mondo quando smetti di girare. Di come il vivere sia soltanto percezione ed il morire solo un modo per cambiare."

Un film che personalmente consiglio per l'intensità della storia dei sentimenti e per un prodotto di qualità tutto italiano che merita di sicuro un'attenzione particolare.

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