3 aprile 2014

Recensione: Storia di una ladra di libri

Storia di una ladra di libri è la trasposizione cinematografica del best sellers la bambina che salvava i libri, scritto da Markus Zusak nel 2005.



La pellicola, diretta da uno dei registi della serie Downton Abbey, narra la storia di un bambina orfana, Liesel, che dopo un lungo viaggio nel quale perde il fratellino, viene affidata alle cure di Hans e Rosa Hubermann, interpretati da Geoffrey Rush e Emily Watson. 

I genitori adottivi, così premurosi con la ragazzina in un periodo violento della Germania nazista, accolgono e nascondono anche un giovane ragazzo ebreo che coltiverà con Liesel la passione per la lettura.

Avendo imparato a leggere grazie ad Hans, tra la paura e l'angoscia, Liesel si rifugia così nei romanzi; scopre in essi una via di fuga dai lutti e della guerra e trova la passione per la scrittura. I colori del film sono caldi, le scene invece sono fredde, esaltando il terribile momento storico. I nazisti sono violenti, la gente è impaurita.

La storia trasmette il dramma, i sentimenti sia nelle scene, nelle parole, nei rumori, sia nei silenzi che però appesantiscono la narrazione rendendola a tratti lenta e/o noiosa. La voce narrante fuori campo, rappresentante la Morte, spezza “l'atmosfera”.

Il film si articola grazie alle relazioni che allaccia la protagonista con il resto dei personaggi. Tutto il resto è cornice, sfondo.

Dal regista di Downton Abbay, Brian Percival, non potevamo che aspettarci delle riproduzioni sceniche e dei costumi davvero impeccabili. 

Rush e Watson sono due attori che impreziosiscono la pellicola; la piccola protagonista dagli occhi espressivi e dalla fanciullezza, provata ma non annientata, riesce a trovare speranza nella disperazione e dà calore e colore al tutto. 

Un film molto complesso anche commovente in certi momenti ma che al contempo tende a raffreddare, mantenendo un algido distacco.

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