1 ottobre 2014

Recensione: Lucy

Chiamarlo semplicemente film di fantascienza è riduttivo. Lucy appare più come un thriller e come tutti i thriller l'effetto è di suspence, azione, violenza, a vari livelli. Qui però c'è anche una componente scientifica o presunta tale.




Lucy una giovane ragazza viene costretta dal suo ragazzo a consegnare una valigetta con della droga ad un boss coreano. la rapiranno e le metteranno in corpo un panetto per trasportarlo passivamente ma durante un pestaggio il panetto si rompe e la sostanza entra in circolo. L'effetto è anomalo: via via che la sostanza viene assorbita il cervello di Lucy viene potenziato fino a sfruttare tutta la capacità cerebrale, il 100%.

Luc Besson è l'ideatore di Nikita che davvero in pochi non conoscono, ciò basta e avanza per fare un minimo di paragone tra le due eroine e notare che Lucy sebbene potenziata mentalmente, ha la stessa forza, freddezza e controllo delle situazioni. 

Ma il regista, che dice di aver pensato a questo film da 10 anni, aggiunge una componente pseudoscientifica chiedendosi: cosa succederebbe se sfruttassimo a pieno le nostre capacità cerebrali? La risposta contribuisce a darla Morgan Freeman qui nel ruolo di professore, divulgatore scientifico, che ci informa delle varie tappe e delle varie capacità che si acquisiscono man mano che la percentuale cresce. 

E infatti il film viene scandito proprio dalle percentuali che mostrano l'evoluzione di Lucy fino ad arrivare al 100%. Cosa succede in queste varie fasi? La protagonista, riesce a controllare se stessa, tutto quello che ha intorno. Ha poteri sempre più straordinari, diventa onnisciente.

Dunque ne risulta un film che si compone, in realtà, di diversi generi cinematografici esistenti e inventati su misura: fantastico, fantascentifico, neuropsicologico, thriller, horror postmoderno.
Tutto quello che succede è al di fuori da ogni aspettativa umanamente prevedibile.

La violenza c'è, l'azione pure, la suspence è presente, il sangue si vede, l'inquietudine si fa sentire a tratti. Scarlett Johansson ce la mette tutta per interpretare la protagonista nonostante il suo viso tutt'altro che duro, riesce comunque a trasformarsi da semplice studentessa insicura ad entità superiore e algida. 

Si vociferava una iniziale preferenza per Angelina Jolie (già abbastanza capace in questi ruoli di azione a partire da Tomb Raider) subito smentita dallo stesso Besson. In ogni caso, la Johansson sta dando prova ultimamente di voler sperimentare personaggi e sceneggiature particolari.
Ad esempio, è stata la voce virtuale della macchina futuristica del quale si innamora il protagonista in HER: anche quella pellicola sfonda la realtà moderna per superarla, prevedendo qualcosa di possibile.

Luc Besson dal canto suo, cerca di studiare il modo per ridare successo alle sue pellicole. Nel film Lucy, il regista decide di autocitarsi/promuoversi in una scena nella quale si intravede la locandina di Cosa nostra malavita, il suo penultimo film, con Robert de Niro, che ripercorre sempre lo stile "azione violenta" (forse in certi passaggi anche troppo) ma inserisce anche una vena ironica, che comunque ritroviamo anche in Lucy.

Infine, la trama regge? Premettendo che non è un film adatto a tutti, che divide, nell'insieme si alternano fasi d'azione e adrenalina a fasi sommesse più scientifiche, didascaliche, sopratutto lasciate a Frieman. 
Forse queste parti tendono a smorzare i toni e ad annoiare lo spettatore carico di adrenalina ma tutto sommato, a parte qualche caduta di stile, la narrazione trova il giusto equilibrio.

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