4 maggio 2015

Recensione:Adaline

Adaline nel 1908, all'età di 29 anni è vittima di un incidente che la rende immortale. Da quel momento smette di invecchiare e vede la vita dei suoi cari scorrere: la figlia la supera in età diventando un'anziana signora, e Adaline impara a non innamorarsi per non dover assistere allo stesso disallineamento spaziotemporale.



Così passa i decenni a cambiare casa e vita, ogni volta che qualcuno comincia ad accorgersi che ha sempre lo stesso aspetto fisico.

Una trama surreale e per certi versi amara, fa pensare subito a Il Curioso caso di Benjamin Button perchè anche qui i temi principali su cui si sviluppa tutta la storia sono il senso della vita e il passare del tempo.

Adaline è costretta a vivere perennemente nei suoi 29 anni vedendo la gente che ama invecchiare e morire e non può impedirlo. La scenografia sottolinea questo aspetto senza tempo: non c'è un evoluzione temporale via via che passano gli anni, ma si è fermi sempre alla stessa ambientazione.
Blake Lively risulta convincente nel ruolo della protagonista, algida e impenetrabile, volontariamente, da sentimenti umani e naturali che la farebbero inevitabilmente soffrire.

In generale il film si presenta come una storia romantica seppur drammatica, manca quel tocco di sentimento in più che avrebbero reso più empatica la storia, ma il lavoro corale di interpretazione, scenografia, fotografia, e regia molto classiche, riescono a coinvolgere lo spettatore fino alla fine.

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