18 settembre 2020

Approfondimenti: 40 anni dalla scomparsa di Peppino De Filippo, volto umano dello spettacolo.


Peppino de Filippo è stato un commediografo e attore teatrale cinematografico e televisivo. Il 24 agosto scorso era il giorno della sua nascita e nel 2020 si celebrano i 40 anni dalla sua scomparsa avvenuta nel gennaio del 1980.

Di questo grande artista molti si ricorderanno i film in coppia con antonio de Curtis, Totò, ma in pochi conoscono la sua carriera e la sua vita personale e familiare.

Proveniente da una famiglia "bizzarra", figlio di Eduardo Scarpetta e fratello di Eduardo e Titina, nacque a Napoli nel 1903. Il suo cognome è De Filippo e non Scarpetta perchè figlio illegittimo prese il cognome della madre, nipote della moglie di Scarpetta, una giovane donna che faceva la sarta per il teatro.

L'infanzia dei De Filippo fu avvolta da questa ombra che era l'illegittimità che costrinse i tre fratelli a chiamare il proprio padre "zio", condizione che proprio Peppino soffrì particolarmente. Egli al contrario dei due fratelli venne dato in custodia ad una balia e portato a Caivano, dove ella abitava, fino all'età di 5 anni. Una volta tornato a casa per lui era tutto nuovo e strano capì subito i ruoli di quella famiglia e le caratteristiche di ogni soggetto: Eduardo era il cocco di mamma, dalla salute debole, scapestrato e ribelle; Titina la cocca di Scarpetta. La madre Luisa era una donna bella e consenziente innamorata di Scarpetta e quest'ultimo un dongiovanni egocentrico con una morale discutibile: "Eduardo Scarpetta fu per mia madre una corda messale al collo dal destino e pronta a strozzarla al minimo segno di fuga. Di temperamento calmo, quieto e di sentimenti semplici, mia madre fu facilissima preda di quell'uomo fatto davvero di pochi scrupoli" Era così che Peppino, d'indole analitica e sensibile percepì il mondo intorno a sè. Quando lui e suo fratello andarono in collegio Eduardo scappò quasi subito mentre Peppino, suo magrado, lo finì. Era il figlio responsabile e con la testa sulle spalle a cui ancora piccolo venne affidata per un periodo anche la gestione della casa. Non aveva un gran rapporto con il padre che umanamente non stimava molto, amava invece la madre e sua sorella Titina a cui era molto legato e della quale ascoltava i consigli.

Strano ma vero, Peppino non voleva fare l'attore; a lui sarebbe piaciuto fare il militare ma le preoccupazioni di sua madre, che vedeva quella scelta come una tragedia, fecero desistere il giovane Peppino che intraprese la carriera teatrale.

Da giovanissimo giocava con i fratelli a casa e improvvisava scenette per i vicini e per chi era in casa. La sua mente, il carattere, le ambizioni, il modo di vedere il mondo e il lavoro...Peppino era diverso da quello di Eduardo e dunque inevitabilmente il rapporto con il fratello man mano cominciò a incrinarsi. Due caratteri di certo forti, polemici, dove uno si metteva nei guai e l'altro cercava di rimediare o di sopportare. In ogni caso gli atti di sopportazione di Peppino erano dovuti alla volontà di non distruggere una famiglia nè quello che aveva costruito con i suoi fratelli: una compagnia teatrale che costò loro tanti sacrifici, in quanto cresciuti in grande povertà.

Titina era l'ago della bilancia, donna ferma e dolce allo stesso tempo faceva da mediatrice tra i due e Peppino sopportò per anni le discussioni con Eduardo proprio per lei fino ad un certo punto, quando durante le prove in teatro stanco dell'autoritarismo e assolutismo del fratello, Peppino salì su una sedia declamando "Duce, Duce" con saluto romano. Dovettero separarli con la forza. La frattura a quel punto fu inevitabile.

Peppino ampliò così i suoi orizzonti, non si fermò al teatro dialettale ma volle aprirsi a nuovi metodi di spettacolo, come il cinema ad esempio. Voleva smarcarsi dalla nicchia e concedersi alla massa raccontare la quotidianità della gente vera, ridere delle "tragedie" giornaliere; a lui non interessava mostrarsi intellettuale o un attore politicizzato (come invece credeva fosse diventato il fratello che doveva principalmente a questo il suo successo), a Peppino interessava far ridere della vita semplicemente, regalare sorrisi senza però mancare di profondità. Se il personaggio che compariva al fianco di Totò nei film era lo stupido ignorante di turno, in teatro Peppino si mostrava per quel che era: un fine commediografo che faceva ridere e riflettere contemporaneamente senza drammi senza scene pesanti, gravi o gravose per lui e per il pubblico "un genere teatrale assolutamente dialettale mi pareva sempre più superato e limitato. Superato in quanto al linguaggio e limitato in quanto al suo spazio vitale. Cominciai, allora, a pensare ad una forma di teatro capace di esprimersi mediante un linguaggio moderno come quello di tutti i giorni, con tutti i caratteri e le abitudini della società italiana particolarmente del dopoguerra su base tradizionalmente comica nella quale, quà e là, come lo sfarfallio di una luce riflessa, fossero affiorati i piccoli e grandi drammi della vita quotidiana del nostro Paese". 

Ecco che Peppino uomo garbato, elegante, mai scomposto, nella vita fuori dal palcoscenico, riuscì a lasciare il segno anche in tv creando una macchietta indimenticabile "Pappagone" uomo ignorante con un italiano maccheronico ed esilarante. Una maschera che fu tanto contestata ma anche lodata.

Eduardo era di tutt'altra pasta, non vide mai di buon occhio la scelta del fratello di fare cinema, nè tanto meno televisione. Lui intellettuale drammaturgo si sviluppò prevalentemente in un teatro impegnato. Peppino dal canto suo dichiarò di non aver mai visto uno spettacolo del fratello dopo la loro separazione ma rivendicò le scene divertenti e più riuscite di Natale in casa Cupiello che erano le sue come il "te piace o presepio?" "No, non mi piace o presepio!" in fase di bozza e che poi Eduardo fece proprie, inoltre ne contestò il terzo atto per lui "assolutamente superfluo" ma che il fratello volle mettere, secondo lui, per la sua smania di strafare.

Due geni inconciliabili che però tentarono un approccio. Peppino cercò di riconciliarsi con suo fratello mandandogli una lettera alla quale il fratello rispose prontamente in tono chiaramente polemico e rancoroso:

Caro Eduardo,

se veramente, come sempre hai detto e fatto credere, io ho rovinato e potrei ancora rovinare i tuoi proponimenti artistici tenendoti ancora a me legato, dimmela francamente e con tutta sincerità; per quanto quella sincerità sia cruda, dolorosa e offensiva, come tu sai essere quando vuoi esserlo, io non farò che rispettarla e lasciarti libero della tua vita. Se al contrario credi che io possa ancora studiare con te e lavorare con te come ai nostri antichi tempi, non aspetto che una tua buona parola e ancora una volta saremo uniti nel nostro lavoro con lena e fiducia. Se ho tentato di farti riappacificare con nostra madre, che da parecchio si sente offesa del tuo distacco e ne soffre, il mio non è un gesto di "viltà" come tu lo hai giudicato, no! L'avvicinarsi del Natale ha fatto nascere in me l'idea che forse l'atmosfera natalizia ti avrebbe fatto accettare la mia proposta di accontentare comunque nostra madre, che tra l'altro è noto ha un particolare affetto per te e le tue cose. Ora che stiamo per separarci nulla voglio trascurare perché i nostri rapporti tornino normali e logici. Se credi che un chiarimento possa giovare definitivamente, sono pronto a discutere su tutto con animo di artista e soprattutto di fratello.

Peppino

2 luglio 1942


La lettera di risposta di Eduardo:

Caro Peppino,

ti pare che dopo quanto è accaduto fra me e te, dopo anni di veleno amarissimo... un semplice colpo di spugna può cancellare dal mio animo l'offesa e il risentimento? Tu dici: "Siamo fratelli". Certo. E chi più di me ha saputo affrontare e comprendere questo sentimento? Credi che tu da estraneo avresti potuto infliggermi le torture morali che sistematicamente, minuto per minuto, mi infliggevi? L'amore fraterno è un sentimento da asilo infantile, credi a me. Fratelli si diventa dopo di avere guardato nell'animo di una persona come in uno specchio di acqua limpida... Scusami, ma io guardando nel tuo animo, il fondo non lo scorgo. La tua lettera è troppo ingenua. lo voglio tenderti la mano, ma con un chiarimento esauriente, onesto, sincero. Se tu mi vuoi bene come ai primi tempi della nostra miseria, vuol dire che nulla puoi rimproverarmi... mentre io, e questo è il mio più grande dolore, non ti voglio bene come allora: ti temo... Scusami se ti ho parlato così, ma è la maniera migliore per far diventare uomini due fratelli, e fratelli due uomini. Parto domani per un periodo di riposo. Puoi trovarmi al Parco Grifeo 53. Il portiere ti potrà dire dove sono. Ti vedrei volentieri.

Eduardo aveva un carattere diffidente, rigido, assoluto, Peppino era un uomo gioviale, responsabile, meticoloso. Amò infine il suo lavoro e l'affetto che il pubblico gli riservava. D'altronde era per esso che lui si dedicò allo spettacolo, oltre che per la fame iniziale. Era anche sicuro delle sue capacità artistiche, che definiva uguali o forse superiori a quelle del fratello. Ciò nonostante sapeva anche che in paragone al fratello Eduardo sarebbe stato sempre messo al secondo posto perchè lui faceva ridere, e per la critica non valeva nulla, mentre chi fa piangere è un intellettuale e ha talento (come suo fratello). Questo quello che diceva lo stesso Peppino parlando di sè:

Peppino è un comico. Da guardarsi come un artista di serie B. Magari anche come un mezzo analfabeta che fa teatro in maniera poco dignitosa e poco culturale. Perché, si sa, in Italia c'è ancora il provincialismo, per cui uno si deve vergognare di far ridere. Perché i critici al grande comico preferiranno sempre il grande cane drammatico. Perché ciò che nobilita, ciò che conta, ciò che rende «immortali» è portare in palcoscenico la disperazione, l'angoscia, la miseria, il populismo, la politica... E Peppino, si sa, disprezza la politica. Peppino pensa che la politica è una cosa sporca mentre lui è un uomo pulito...

Con Antonio de Curtis aveva un rapporto di amicizia speciale: si conobbero agli inizi carriera quando Peppino lavorava ancora con i fratelli nella loro compagnia e Totò era appena nato artisticamente parlando. Nonostante i periodi difficili della guerra che tutti gli artisti dovettero affrontare, Antonio de Curtis non mancò di fare degli scherzi all' amico Peppino, e non erano in un set di un film: una volta Peppino ricorda che gli venne recapitata una lettera da de Curtis che lo avvisava che i tedeschi sarebbero andati a prendere lui e i suoi fratelli così scapparono per rifugiarsi in un appartamento insospettabile. Peppino non ne uscì più per giorni, con l'ansia che i tedeschi potessero trovarli.

Ma un giorno bussò alla porta una ragazza, che chiedeva di Peppino e venne fatta entrare. Peppino da quell'episodio rimase turbato e lo raccontò così: "L’eventualità che qualcuno potesse scoprire il mio nascondiglio, non mi faceva dormire sonni tranquilli. Un giorno la cameriera di casa venne a dirmi che fuori, in sala, c’era una ragazza che chiedeva un mio autografo e che per ottenerlo poteva mostrarmi un biglietto di « raccomandazione ». Impensierito accettai di ricevere la ragazza e questa mi diede a leggere il suo « bigliettino ». Su questo era scritto: « Caro Peppino, questa bella ragazza desidera un tuo  autografo , il mio l’ho già dato, le ho detto il tuo indirizzo, accontentala. Antonio ».

« Antonio» era semplicemente Totò. Si può immaginare il mio disappunto. Andavo gridando per tutta la casa: « Ma Totò è scemo? Mi vuole fare fucilare? Ma come! Mi fa nascondere e poi va dicendo in giro dove sono nascosto? Ma è pazzo? ».

Nondimeno accontentai la ragazza che ridendo ironicamente… se ne andò. In casa si dettero tutti da fare per calmarmi. Avessi avuto Totò nelle mani, in quel momento, lo avrei maltrattato seriamente. Fu tanto il mio  nervoso che decisi di non partecipare alla cena. Avevo i nervi fino alla cima dei capelli. Ma poi… i pensieri, le preoccupazioni… mi fecero ,cambiare idea e… poscia più che il dolor poté il digiuno . Mi presentai in camera da pranzo e… dovetti subire lo sfottò di tutti i presenti.

A guerra finita, tornata la calma e la serenità negli animi di tutti, quando ebbi l’occasione di rivedermi con Totò gli domandai: « Ma Antò? Chi venne a dirti che i tedeschi ci volevano portare al Nord? Fu uno scherzo? Dimmi la verità!».

Rispose: « Uno scherzo? Fossi matto. Tutti gli artisti dovevano essere portati in alta Italia. lo pure. Ringrazia Dio che venni a saperlo da persona sicura ». « E la ragazza – soggiunsi io – quella dell’autografo? ».

« Quello sì – rispose lui – quello fu uno scherzo! ». Uno scherzo! Cosa da pazzi. In quell’epoca! Roba da « infarto ».

Rimase comunque sempre grato al suo amico Antonio de Curtis per averlo aiutato e salvato dai tedeschi.

Ecco chi era, seppur a grandi linee, Peppino de Filippo. Della vita di una persona o di un personaggio così sfaccettato e geniale si dovrebbe scrivere tanto altro ma ci limitiamo a ricordarlo così, come un artista apolitico e apartitico per scelta, che voleva solo far bene alla gente, facendo passare qualche ora o qualche minuto di spensieratezza di allegria e di risate a grandi e a piccini, con le sue commedie argute e i film da lui interpretati, che ad oggi sono un patrimonio inestimabile della storia partenopea e nazionale. Inoltre in pochi sanno che si cimentò anche come poeta e scrisse alcune canzoni che interpretò come cantante. Un artista a 360 gradi.

Ci viene da dire: meno male che ascoltò la madre e non intraprese la carriera militare! Ci saremmo persi uno dei più talentuosi artisti del novecento.

In questo periodo è in lavorazione il primo film biografico dedicato alla vita di Eduardo Scarpetta, padre dei tre fratelli De Filippo che con loro ebbe un rapporto travagliato. Il film si intitolerà “Qui rido io” del regista Mario Martone. Il ruolo di Eduardo Scarpetta sarà interpretato da Toni Servillo.

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