5 ottobre 2020

Recensione Libro: "Diventare Pirandello" di Annamaria Andreoli.


Cosa significa nascere e diventare Pirandello? Ce lo mostra in questo libro,  Annamaria Andreoli, insegnante, che ripercorre le tappe dell'infanzia e della giovinezza del grande scrittore siciliano.

La narrazione parte dall'inizio, da Luigi bambino proveniente da una famiglia molto ampia e benestante, un ragazzo con una fervida immaginazione e tanta voglia di successo da sognarsela e renderla quasi reale. Non ci sarebbe niente di male se però questa ambizione inizialmente difficile da realizzare, eppur così travolgente, lo portasse a somatizzare e ad aver problemi di salute. Destreggiandosi tra parenti, università e fidanzata scomoda da cui difficilmente può separarsi, essendo anche una delle sue cugine, si rifugia sempre nel suo mondo fatto di storie e scritture, che cerca di far apprezzare ai parenti anche con qualche bugia e che essi, presi da tanto amore per questo ragazzo dalla mente sveglia, ammirano orgogliosi. 

La scrittrice ripercorre la storia di Pirandello non proprio in termini accondiscendenti piuttosto in modo critico, ironico, talvolta beffardo, definendolo "nevrotico", "perdigiorno", "rabbioso", "violento", "bugiardo", "vaneggiante", "bipolare", ecc. mettendo a nudo in modo molto severo i suoi difetti di ragazzo sopra le righe, che andava dietro alle ragazze, non studiava e raccontava bugie per inseguire il suo sogno, l'arte, il suo vero amore, senza la quale non poteva vivere. Non si risparmia l'autrice nel descrivere Pirandello nei primi anni quasi come un paperino frustrato, che vorrebbe emergere come artista in modo incompetente, girando a vuoto e innervosendosi perchè non riesce, mentre lo paragona a tutti gli altri artisti dell'epoca uno fra tutti il gastone D'Annunzio, sempre ottimista, positivo, propositivo al quale per contrapposizione al negativo, nervoso, frustrato Pirandello, va tutto a meraviglia, il quale qualsiasi cosa tocca diventa oro: lui ce la fa, gli altri ce la fanno, Luigi no ma essenzialmente l'autrice nel modo di descrivere le sue gesta ritiene che la colpa sia suo carattere stravagante, spigoloso e poco concreto.

Una storia di per sè affascinante, scritta in modo quasi romanzato e con tono assolutamente personale dove appunto l'autrice, seppur con tono forbito non manca di esprimere il suo punto di vista non limitandosi alla mera esternazione dei fatti, dove si mischiano storie di personaggi contemporanei, Carducci, Duse, D'annunzio, per citarne alcuni, ma non solo. Sembrano quasi tutti personaggi di un romanzo con cui l'autrice gioca, forte anche della sua conoscenza da docente, senza considerare però, almeno inizialmente quando lo tratteggia come un uomo non proprio capace di gestire ciò che lo circonda e anche se stesso, che si tratta sempre di Pirandello, premio Nobel della Letteratura. Ma anche il successo non è abbastanza perchè giunto in ritardo, nella vecchiaia, quando l'artista ormai stanco non lo gestisce come avrebbe dovuto. Insomma Pirandello genio e sregolatezza, non ha vie di scampo dai giudizi ferrei dell'autrice (che probabilmente lo vorrebbe come il non plus ultra D'Annuzio) la quale lo considera il primo portatore di una maschera che successivamente Pirandello vedrà nella società all'interno dei suoi lavori letterari. 

Il libro tuttavia è davvero molto ampio e interessante: costellato da documenti importanti, talvolta inediti, come le lettere di Luigi alla famiglia, all'interno non ci sono solo dolori e gioie di Pirandello ma si divaga con cenni storici e sociali, inserendo grandi artisti che hanno avuto influenza su Luigi o che lo hanno conosciuto; racconta usi e costumi dell'epoca, una società in continuo cambiamento, non solo italiana ma anche estera; si citano artisti internazionali ma anche il mondo della cultura in generale che si evolve e cresce inarrestabile in quegli anni grazie ai giornali, al teatro, per contestualizzare la biografia tra il finire dell'ottocento e gli inizi del novecento. 

Un documento di certo unico e importante perchè ci immerge in un mondo che non esiste più, nella storia moderna, dando al lettore la possibilità di vivere quasi in modo tangibile quello che accadde in quegli anni. Un lavoro di ricerca notevole compiuto a 360 gradi e non solo racchiuso tra i confini italiani.

Unico neo, a nostro avviso, è l'esposizione troppo personale, che tende a commentare e di conseguenza a influenzare il lettore senza dargli spazio per formulare un proprio giudizio sulla vita e sull'uomo Pirandello. Senza togliere nulla al lavoro finale, edito da Mondadori, validissimo in termini di ricerca e di contenuti, da tenere tra i libri importanti in biblioteca.


Grazie a Mondadori per averci inviato il libro.

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