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Recensione: Spy Kids

In Spy Kids il gioco delle parti è ben strutturato: fantasia e azione sono mescolati in modo che funzionino e in modo da non lasciare mai uno spazio di puro ozio tra gli eventi.




Trama:

Carmen e Juni, pensano che i loro genitori siano noiosi e conducano una vita insignificante; ciò che non sanno è che Gregorio (Antonio Banderas) e Ingrid Cortez, prima di sposarsi, erano degli agenti segreti. Ora, a distanza di nove anni, la sparizione di alcuni dei vecchi colleghi costringe i coniugi Cortez a tornare in azione, cadendo tra le grinfie di Fegan Floop (Alan Cumming) un uomo bizzarro e malvagio che dietro un apparente e innocuo programma televisivo per bambini studia il modo per clonare bambini super dotati di forza e, inizialmente, privi di un cervello, usandoli come armi per la conquista del mondo. Carmen e Juni si troveranno catapultati improvvisamente nel vero mondo d'azione dei genitori e saranno proprio loro a trovarli e a liberarli, sorprendendo così mamma e papà.

Fegan Floop, inizialmente considerato la mente del malvagio piano, è affiancato dal bravissimo Tony Shalhoub, co-cattivo della storia. E sarà proprio lui, il braccio destro, il colpo di scena, scoprendosi come il vero cattivo della situazione. Shalhoub si presenta con gli occhiali, inizialmente un pò goffo e costruisce intorno al suo personaggio l'aria del semplice ruffiano, successivamente sembrerà tutt' altro e uscirà allo scoperto la vera essenza del suo ruolo e la reale fisicità del nostro attore, che appariva camuffata, quasi irriconoscibile a prima vista ( dando sfoggio della sua versatilità, una delle doti eccezionali ed essenziali per esser un bravo attore).




Sul finale della storia anche la presenza ironica, ma esclusivamente "televisiva", di un affascinante George Clooney.

Un film d'azione, valido, con effetti speciali e creature computerizzate, non solo per bambini... anche se si chiama Spy Kids.


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