29 luglio 2011

Recensione: Vanishing on 7th Street

 Come ogni estate, i film thriller o horror invadono le sale cinematografiche ed ecco quindi il nostro appuntamento con un film che abbraccia ambedue le diciture.



A prima vista un thriller: scene cupe, mistero, paura di qualcosa che non si capisce, che non si conosce, che non si vede. Nessuna goccia di sangue, nessun mostro serial killer o morto ma solo abiti, auto, aerei che precipitano improvvisamente senza nessuno dentro, la città si è spopolata. Rimangono solo le tracce di quello che è la vita ma non l'essenza vitale, non esiste più nessuno tranne pochi eletti, dopo un blackout improvviso che ha messo al buio tutta l'umanità.

Il film inizia in una grande multisala di Detroit dove un improvviso black out fa misteriosamente sparire nel nulla tutti gli spettatori, lasciando solo residui di pop corn e vestiti accasciati sulle poltrone. Lo stesso avviene nel grande centro commerciale e nell'ospedale della città, dove sono scomparsi tutti i pazienti e i dottori, ad eccezione di una fisioterapista e di un uomo abbandonato sotto i ferri di un'operazione chirurgica. Il mattino seguente, al suo risveglio, il reporter televisivo Luke Ryder si accorge che non c'è più corrente elettrica e che l'intera popolazione è scomparsa. Muovendosi in una città fantasma dominata dal silenzio e dalle tenebre, Luke capisce che la sola speranza di salvezza è data dalle poche fonti di luce rimaste. Costretti a confrontarsi tra di loro in uno spazio chiuso, illuminato grazie ad un generatore che però rischia di spegnersi più volte, i personaggi iniziano giustamente a domandarsi perché loro siano sopravvissuti, che cosa sia successo agli altri e come riusciranno a salvarsi e non farsi prendere dalle ombre che si annidano nell’oscurità che ha avvolto tutto che ingannano, farfugliando i nomi dei propri cari.

E' originale la trovata degli sceneggiatori e del regista de Luomo senza sonno Brad Anderson, forse anche già sperimentata in altri film.
Al primo sguardo Vanishing on 7th Street non sembra un filmone ma, se ci si sofferma, si scopre il messaggio sociale che il regista ha voluto dare.
Pochi film di questa categoria danno messaggi sociali, a spingerci a vedere questo genere di solito è più il gusto di passare delle ore di adrenalina piuttosto che fare un'analisi del modo in cui si vive, nella società, caratteristica tipica ad esempio dei generi documentaristici e spesso anche delle commedie.

In questo film invece, a sorpresa, sembra che sia proprio il messaggio sociale il fulcro di tutta la storia: l'inconsistenza materiale di una società che vive solo di apparenze: nessun corpo rimane ma solo ciò che indossava, o ciò che guidava, ecc.
Se ci si ferma solo a quello che si vede e non si va al di là dell'apparenza rimane ben poco o, appunto, il nulla. E se si spegnessero proprio i riflettori su questa ostentazione dell'apparire? Se non si potesse vedere più quello che appare, la società esisterebbe ancora? Per la trama del film la risposta è No e questa teoria si scorge anche tra le righe del trailer ufficiale che dice “resta nella luce, per non morire nell'ombra”.

Ecco che la trama diventa horror nel momento che lo spettatore si rende conto in che tipo di società vive, in una società molto spesso spinta dall'apparenza più che dall'essenza. Tutto questo rende l'interiorità quasi insignificante, inesistente: è lo svilirsi umano, il decadimento del profondo.

La prova recitativa dei protagonisti Thandie Newton e Hayden Christensen, guardandolo da questo punto di vista, e la stessa trama apparente (perchè anche il film vive di apparenza per nascondere qualcosa di più profondamente serio rispetto a quello che si crede), non sembra siano davvero importanti e passano in secondo piano.

Non per niente si sono mosse moltissime critiche proprio sulla trama e sugli attori, critiche che in effetti potrebbero essere anche fondate e condivisibili, ma spronare la società di oggi, la società moderna a cambiare grazie ad un film di questo genere è un compito arduo ed è apprezzabile.

Se poi non ci si vuole calare nel profondo del sotto trama, si consiglia di guardarlo senza troppe analisi socio-psicologiche quindi a patto che vogliate godere dell'adrenalina e dell'angoscia delle scene, delle trame e della ripresa sporca, tipica degli anni settanta, volutamente creata, che vi saranno offerti in una sala cinematografica...al buio...

Voto 8

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