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Recensione: Sole a catinelle di Checco Zalone


Sole a catinelle già dalla prima settimana ha conquistato il primo posto al box office.
Il grande successo dell'ultimo film di Checco Zalone promuove anche questa volta la capacità di una ironia semplice, grezza ma non lasciata al caso o alla fortuna. Checco Zalone riesce a conquistare con la sua comicità cinica che si esprime anche grazie alla sua mimica strafottente.


Ne il sole a catinelle Luca Medici (Checco Zalone) incarna l'incubo di ogni casalinga, il venditore di aspirapolvere porta a porta. Campione di vendite grazie all'aiuto di un copioso esercito di parenti amici e conoscenti sparsi per l'Italia, Luca vede man mano esaurire i suoi acquirenti. Ad un passo dal licenziamento, lasciato dalla moglie e senza un soldo, Luca nonostante tutto cerca di mantenere la promessa fatta al figlio Nicolò: una vacanza da sogno per premiarlo dela sua eccellente pagella. Ma le grandi mete internazionali più ambite lasciano spazio alla realtà più sobria e minimalista così Luca e Nicolò rimangono in Italia e vanno in Molise, con la speranza di vendere anche qualche aspirapolvere. Tra alti e bassi i due si ritroveranno nella tenuta della ricchissima Zoe. Checco e Nicolò trovano così un modo più entusiasmante di passare le ferie estive, nella ricchissima villa di Portofino di Zoe, sconvolgendo la vita alla donna, a suo figlio e ai suoi ricchissimi familiari.

Zalone con la sua solita maschera, sfodera sarcarsmo ed ironia verso tutti e tutto, come nel suo stile: le sue frecciate sfiorano, non lasciano segni profondi, ma solleticano quel tanto che basta per far nascere una risata. Si ride dinanzi alle nefandezze del protagonista che si avvicina all'idea del solito scroccone che vive di espedienti e colpi di fortuna. Una versione edulcorata, più sempliciotta, del grottesco Cetto Laqualunque di Antonio Albanese.

In questo film inoltre trama e sceneggiatura risultano più armoniose rispetto ai precedenti lavori, sintomo di una maturazione rispetto al primo fortunatissimo Cado dalle nubi.
Nonostante ciò la maschera creata da Checco rischia di risultare ripetitiva (cosa che può esser positiva o negativa a seconda dei punti di vista) ma forse è proprio questo l'ingrediente segreto del successo di questi film e della comicità stessa di Zalone: la sua ironia non cambia mai, rimane semplice e costante senza snaturarsi.

Anche questa volta Zalone ha preferito affidare la regia del suo film a Gennaro Nunziante.

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