8 febbraio 2014

Approfondimento: The Gold Rush - La febbre dell'oro di Charlie Chaplin

Per i cent'anni di Charlot, La Cineteca di Bologna presenta al cinema la versione restaurata di uno dei film più riusciti di Charlie Chaplin: The Gold Rush ovvero La febbre dell'oro.


Non tutti sanno che l'idea di questo film si deve ad un racconto che Charlie Chaplin ascoltò dal alcuni amici. In quell'occasione vide delle diapositive dei ricercatori d'oro; inoltre, lesse un libro che raccontava le vicessitudini di alcuni emigranti rimasti intrappolati tra i ghiacci che per sopravvivere si erano cibati di cadaveri e di vestiari fatti in cuoio.
Da lì ecco l'idea di proporre in quell'ambientazione le vicende del suo personaggio principale, facendogli vivere tutte le vicessitudini del caso in chiave ovviamente comica.

Ricordandoci che il film è datato 1925 e dunque agli inizi del mondo cinematografico, risulta stupefacente ciò che è stato inventato, il genio creativo del regista per ricreare degli effetti speciali realistici che ancora oggi rendono le scene verosimili.

Ad esempio: negli studi di Hollywood i suoi collaboratori riprodussero magnificamente un ambiente montano in miniatura impiegando quantità enormi di legname, sale, gesso e farina. La scena della casa pendente sul dirupo è stata riprodotta da un modellino; con una ripresa da lontano e il montaggio delle scene "dentro la capanna/fuori la capanna" si rese realistica la pendenza e la percezione che la casa stesse scivolando verso il burrone.
Charlot, dentro la capanna "pendente", viene poi sballottato dal vento freddo e incessante che lo trascina da una parte all'altra della stanza: questo effetto è stato riprodotto con acqua e sapone sul pavimento e le oscillazioni di una tavola mobile. Le acrobazie di Chaplin sono riuscite a dare l'impressione che Charlot fosse davvero vittima del vento.
Infine, la famosa scena in cui Charlot colto dalla fame è costretto a mangiare una sua scarpa bollita (questa scena è probabilmente un riferimento alla storia degli intrappolati nel ghiaccio che mangiavano indumenti di cuoio di cui lesse prima di girare il film) è un'altra trovata geniale: si usò uno scarpone di liquirizia che però, avendo effetto lassativo, creò a Chaplin qualche giorno di indisposizione anche perchè dovette ripetere la scena diverse volte.

A parte queste trovate tecniche, la storia è colma di sentimento e di poesia (davvero tenera e simpatica la scena della danza dei panini che il povero vagabondo sogna per rallegrare la sua amata e le sue amiche durante una povera cena che però non avverrà mai; scena storica resa speciale dalla musica e dall' espressione di Charlot), ma anche di malinconia tipiche caratteristiche della maggior parte dei film con Charlot protagonista. Qui Chaplin però rese il personaggio ancora più solo e più in difficoltà rispetto al solito rendendolo vittima del freddo polare e della freddezza di un sentimento non corrisposto. Ma come quasi sempre con Chaplin, non si perde la speranza di un domani migliore e tutto quel freddo e quelle vicessitudini ingiuste, porteranno l'omino Charlot ad un caldo e dolce riscatto sul finale.

Il film dalla sua prima versione del 1925 che era completamente muto, è stato riproposto qualche anno più tardi, nel 1945, aggiungendo la voce narrante fuori campo. The Gold Rush quindi fu il primo film muto di Chaplin ad essere rieditato per il sonoro.

(c) Riproduzione Riservata

La scena della danza dei panini:


Il trailer originale:

© Riproduzione Riservata.