17 febbraio 2014

Recensione: Vijay - il mio amico indiano

Cosa faremmo se un giorno per errore tutti ci credessero morti?
Ci sono due opzioni: rettificare e tornare alla quotidianità e ai propri affetti oppure cambiare la propria vita, liberamente.



Questo, ieri, fu il punto di partenza che ispirò Luigi Pirandello a scrivere la sua famosa opera Il fu Mattia Pascal e questo è oggi anche il punto di partenza della trama del nuovo film di Sam Garbaski, Vijay - il mio amico indiano.


Trama: Will è un attore di origine tedesca che ha da tempo dovuto abbandonare i suoi sogni di gloria per indossare lo scomodo costume di un coniglione verde in uno show televisivo per bambini. Nel giorno del suo quarantesimo compleanno, in seguito a un equivoco, viene dato per morto senza che sia possibile recuperarne il cadavere. Will decide allora di assistere al proprio funerale sotto le mentite spoglie di un elegante signore indiano di nome Vijay che man mano comincerà a diventare una maschera sempre più viva, anche per lo stesso Will.

Dunque questa commedia, che è stata presentata in prima mondiale al 66° Festival del film di Locarno 2013, mi è piaciuta particolarmente. E' simpatica ma fa anche riflettere sui sentimenti e sulla quotidianità che appiattisce tutti i rapporti.

Il protagonista Will come un Pascal pirandelliano, decide di cambiare vesti e rimanere nei paraggi della sua precedente vita e dei suoi affetti: grazie alla maschera di Vijay, assiste da spettatore esterno a quello che da vivo non avrebbe potuto mai scoprire ad esempio cosa gli altri pensavano del povero Will; grazie a questa maschera, Will decide così di avvicinarsi anche a sua moglie con cui era in crisi, scoprendo che lei (e perfino sua figlia...) è attratta e colpita dal fare gentile e distinto de signore indiano. Presto i due iniziano una relazione. La moglie pensa di rifarsi una vita con Vijay, uomo che desidera ardentemente, senza sapere che in realtà quell'uomo è lo stesso che, qualche tempo prima, neppure guardava più: suo marito!

Ecco come il regista riesce a trasformare una vita insoddisfatta, un lutto (sebbene apparente) in una commedia dalla trama "sociofilosofica" che che svela i sentimenti più profondi e li fa uscire allo scoperto.

Will trasformandosi in Vijay assume atteggiamenti e modi di fare diversi, si rende conto che la moglie è attratta dall'uomo indiano e che lo sta "tradendo" ma in realtà - e forse questa è la nota drammatica e paradossale del film - Vijay è sempre lui e così Will entra in crisi.

Gli attori sono bravi, trucco e costume del protagonista sono ben fatti tanto da riuscire a rendere più affascinante Vijay, che il personaggio sbrindellato e sfigato di Will quindi, se questo era l'intento, ci sono riusciti ampiamente!

Da vedere per divertirsi e per riflettere.

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