10 aprile 2014

Recensione: Il Pretore, film di Giulio Base con Francesco Pannofino

Il Pretore, film di Giulio Base, è la trasposizione cinematografica dell'omonimo libro il Pretore di Cuvio di Piero Chiara.


Il protagonista, Augusto Vanghetta (Francesco Pannofino) è il pretore di un paese. Ogni mattina lascia la moglie in casa e va a lavoro.




Il lavoro che svolge l'uomo generalmente è quello di risolvere i problemi dei suoi compaesani, in particolare di una famiglia che non riesce più a pagare l'affitto composta da moglie, marito e un'avvenente signorina.
Il pretore abbastanza vizioso, vedendo la disponibilità della ragazza, si fa carico della questione. La moglie del pretore intanto conoscendo le abitudini del marito, soffre e deperisce con conseguenti vari malesseri. Finché un giorno non arriva dalla città un ambizioso giovane, il classico secchione impacciato nelle relazioni quanto brillante sul lavoro.

La trama può anche esser divertente e sociologicamente interessante (descrive vizi e virtù della società) ma la riproduzione su pellicola risulta grottesca e grossolana, certe volte imbarazza. E' facile capire, già guardando il trailer, che la storia si incentra tutto su tradimenti, doppi sensi, toccatine, maniche di mutande e risvolti piccanti e paradossali ma il tutto è estremizzato per cercar di far ridere e, ogni volta che si cerca di far ridere a tutti i costi, puntualmente, si ottiene l'effetto opposto,

Gli attori si atteggiano come nelle scenette osè di avanspettacolo di una volta. Pannofino è un attore istrionico e sa esser brillante ma questo ruolo lo forza troppo. Tutta la storia diventa una serie macchiettistica di eventi e personaggi che descrivono i vizi della società e, forse è proprio questo lo scopo di Giulio Base che non lascia spazio ad interpretazioni: quel che si vede è, così com'è, nudo e crudo.

Il film però non regge il grande schermo: a tratti stanca, imbarazza, forse fa sorridere ma non ridere. Una rappresentazione osè, abbellita da costumi e scene comunque valide e adatte al periodo fascista in cui la storia è ambientata, ma che non convince appieno nonostante la bravura di Pannofino e degli altri attori.

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