14 aprile 2015

Recensione: Humandroid

Johannesburg, 2006. La metropoli è assediata da bande criminali. La polizia locale registra continue perdite di agenti impegnati in questa lotta.
Per fare fronte a ciò le autorità di polizia decidono di utilizzare un'unità speciale di robot umanoidi costruiti dalla società Tetravaal e ideati da Deon Wilson (Dev Patel), giovane ingegnere che da tempo lavora sull'intelligenza artificiale.



Il sogno di Deon di dotare le sue creature di una coscienza è osteggiato da Michelle Bradley, presidente dell'impresa, interessato soltanto al profitto e da Vincent Moore, ex militare esaltato e ostile che vorrebbe boicottare i robot a favore di una macchina da guerra manovrabile dall'uomo in remoto attraverso un casco neurale. Chappie (Humandroid) è il modello di poliziotto-robot scelto per l’innesto del programma di Deon, il quale sa che, una volta attivo, il robot sarà come un bambino appena nato, capace di provare emozioni e pensare come un normale essere umano, dunque bisognoso di cure così come di educazione.

Ad educare il “piccolo” un gruppo di gangster naïf decisi ad adottarlo e ad addestrarlo. Durante la crescita, Chappie viene influenzato da quello che gli sta intorno, buono o cattivo che sia e comincia anche a capire che la sua vita non è infinita. Composto di titanio e 'acceso' da un software, l'humandroid scopre la sua vulnerabilità e la sua batteria a carica limitata. Dunque ci si interroga sull'intelligenza artificiale, fornendo una risposta ottimista che anticipa l'emancipazione dalla carne e il ricollocamento della coscienza in una chiavetta USB. Temi esistenziali filosofici morali un po' troppo profondi da affrontare tra una sparatoria e l'altra in un caos di nemici caricaturali che fanno a pugni con questo tipo di elevature intellettuali.


Si è di fronte a molteplici temi poco sviluppati all'interno del film, probabilmente per impossibilità, data dalla sceneggiatura stessa. Tutto intorno all'umanoide è confuso, surreale, quasi macchettistico, in un ambiente alla deriva.

La trama e i contenuti ci sono, ma non si legano con la messa in scena delle azioni che diventano quasi fini a se stesse. E' impossibile non pensare ad altri film con intelligenza artificiale protagonista rimasti nella storia, ma questo è un film che vuole raccontare troppo, perdendosi così in un caos di deja vu e temi inespressi.

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