27 settembre 2016

Recensione: Bridget Jones's Baby


Terzo film che vede la simpatica protagonista Bridget Jones alle prese con il suo quotidiano caotico, come sempre contesa e confusa tra due uomini, in pieno marasma sentimentale. Per di più si aggiunge l'arrivo di un bebè. 




Bridget Jones è ancora buffa, goffa,"profondamente sbagliata" come l'ha definita in una recente intervista Renée Zellweger, spesso fuori luogo e per questo assolutamente umana e amata dal pubblico e dai protagonisti maschili, ma è cresciuta ed è diventata più matura.

Il film richiama anche visivamente i due precedenti, che sono lontani ormai più di 10 anni da quest'ultimo; lo stile di Bridget Jones è rimasto inalterato, il carattere di Mark è rimasto inalterato. Anche il ciondolo a cuore Elsa Peretti by Tiffany che porta Bridget è ancora lì al collo dopo tutti questi anni.

A cambiare però sono i tempi in cui si ambienta questo film: adesso Bridget non ha più un diario ma un tablet; ha qualche anno di più che inevitabilmente riduce al ridicolo certi atteggiamenti, già estremizzati, del passato. Renée Zellweger è assolutamente perfetta nel riprendere il personaggio e in questo film, anche con l' aiuto di costumi e trucco, è di molto smorzato il cambiamento al viso che negli ultimi anni ha portato all'attrice diverse polemiche da parte dei fans. Colin Firth è eccellente. Tutti bravissimi, l'unica pecca è la trama ambientata dopo 10 anni dall'ultimo film. I personaggi sono cresciuti e la storia vacilla sotto i loro anni; Firth con i capelli bianchi e Zellweger con qualche rughetta in più, convincono poco all'interno di una trama un pò immatura rispetto all'età dei personaggi e allo spessore professionale degli attori stessi. Nel cast anche il rivale sentimentale di Mark, l'attore Patrick Dempsey che prende il posto di Hugh Grant, apportando un notevole cambiamento al triangolo amoroso del passato.

Il film nell'insieme è gradevole, simpatico, anche Emma Thomson da' un brillante contributo che rende certi siparietti molto divertenti, ma meglio non paragonare questo lavoro ai precedenti due, molto più coerenti e armonici con l'età dei personaggi, degli attori e con le dinamiche della società di allora.

Dieci anni per un sequel risultano eccessivi, diventando una pecca che limita e smorza un successo che altrimenti sarebbe stato indubbiamente rilevante.

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