18 gennaio 2017

Recensione film: Florence (Foster Jenkins)

1944. Seconda guerra mondiale. Florence Foster Jenkins è una donna benestante, elegante, accompagnata da un marito attore, non proprio fedele, malata a causa di una malattia trasmessa dal suo precedente consorte. E' sola con i suoi acciacchi.



L'unica grande passione di Florence è la lirica. Il canto classico. Melomane, accompagnata dal marito, va nei teatri a godere delle melodie e delle voci angeliche delle interpreti. Fin quando un giorno decide di imparare a cantare.

Il suo compagno alimenta e soddisfa sin da subito le sue volontà chiamando un pianista e maestro di musica il quale, appena ascolta per la prima volta il canto di Florence, rimane profondamente colpito: è completamente stonata.



Nonostante ciò il marito, St. Clair Bayfield, vede i benefici che quella pratica porta alla salute fisica e mentale di Florence e convince il maestro a proseguire le lezioni omettendo il difetto canoro all'alunna. Florence così entra in un mondo fatto di sogno, speranza, gioia e ben presto, fortemente convinta di saper cantare, vuole esibirsi in teatro. Il marito acconsente diventando il manager della donna e s'impegna a preparare l'evento insieme al maestro, entrambi terrorizzati dal giudizio del pubblico.

Nonostante Florence sia completamente stonata e inadeguata, riesce a conquistare tutti con la sua passione che rende l' impossibile possibile. Allieta i militari che cercano distrazione in teatro durante le loro "pause" dalla guerra e dalla tragedia, applausi, un vero successo che conquista tutti. Critici compresi.

Un film che sebbene sembri surreale nella sua trama riporta una storia vera, quella della cantante d'opera Florence Foster Jenkins, diventata nota per le sue scarse abilità canore. Film che nell'eleganza e nella struttura scenica e interpretativa è assolutamente riuscito.

I protagonisti sono ben definiti e nella trama vengono ben accompagnati da personaggi secondari che rendono il tutto più interessante e che evidenziano la distinzione tra un certo tipo di spettacolo, fine a se stesso fatto di ostentazione ed esagerazione, e quello di una semplice donna appassionata di canto, con un sogno nel cassetto.
Meryl Streep si diverte a recitare e si nota anche in questa pellicola, interpreta magistralmente il suo ruolo accompagnata da un maturo Hugh Grant più conscio delle sue capacità attoriali. Il maestro, il personaggio più ironico e più scettico del film, è interpetato dal giovane Simon Helberg, conosciuto al vasto pubblico per la serie Big Bang Theory.

Anche qui come in "Lady Henderson presenta", Stephen Frears punta sullo stesso fulcro narrativo: il teatro, lo spettacolo, gli artisti possono divertire, dar speranza e sollievo al pubblico anche in situzioni difficili. L'importanza dell'intrattenimento, la determinazione e la speranza sono elementi comuni ad entrambi i film. Le due eroine sono due donne coraggiose che non hanno esperienza nei loro mestieri ma che sono determinate, ognuno a modo suo, a portare avanti un sogno, un progetto innovativo di successo.

La pellicola, come ci ha già abituiati il regista nei suoi precedenti lavori, trasuda eleganza e attenzione nei dettagli. Un piacere visivo dunque le scene e la fotografia. Punte comiche, ironiche, malinconiche, romantiche colpiscono lo spettatore.

Un film ricco di elementi interessanti, ben confezionato, recitato alla perfezione che fa sognare in un'atmosfera molto chic.

Voto 9
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