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Recensione: Il fu Mattia Pascal di Luigi Pirandello.

Il fu Mattia Pascal è uno dei romanzi più famosi di Luigi Pirandello il quale lo compone usando una vena insolitamente ironica e leggera, per quello che è la sua usuale tendenza, ma, proprio perché insolita, non è del tutto autentica: dietro i dialoghi e le descrizioni da semplice commedia si celano infatti tanti spunti su cui riflettere, oltretutto ancor' oggi attuali. 

Pirandello non vuol rendere il racconto pesante, essendo inizialmente pubblicato sulla rivista Nuova Antologia del 1904, e così esprime il suo sentire in modo cordiale, originale, scorrevole, ma mai banale, anzi, si veda ad esempio la sua teoria filosofica della "lanterninosofia" esposta nel cap. XIII ad opera del personaggio Anselmo Paleari: secondo questa teoria, a differenza del mondo vegetale, privo di sensibilità, l'essere umano ha la fortuna/sfortuna di avere coscienza della propria vita, cioè di "sentirsi vivere" con la conseguenza di subordinare la realtà esterna oggettiva a questo sentimento interno della vita la cui caratteristica è l'ingannevole mutevolezza. 

"E questo sentimento della vita per il signor Anselmo era appunto come un lanternino che ciascuno di noi porta in sé acceso; un lanternino che ci fa vedere sperduti su la terra, e ci fa vedere il male e il bene; un lanternino che proietta tutt'intorno a noi un cerchio più o meno ampio di luce, di là dal quale è l'ombra nera, l'ombra paurosa che non esisterebbe, se il lanternino non fosse acceso in noi, ma che noi dobbiamo pur troppo credere vera, fintanto ch'esso si mantiene vivo in noi. Spento alla fine a un soffio, ci accoglierà la notte perpetua dopo il giorno fumoso della nostra illusione, o non rimarremo noi piuttosto alla mercé dell'Essere, che avrà soltanto rotto le vane forme della nostra ragione?"

Questi lanternini, quindi, rappresentano l'idea interiore del mondo esterno che viene assunta come unico metro di valutazione: quelli più grandi e colorati sono quelli delle ideologie, spesso inesatti e propensi a cadere lasciando così l'individuo senza più capacità di giudizio, nel buio totale, buio che non esisterebbe se non fosse risultato quale contrapposizione alla luce delle lanterne.

"Nell'improvviso bujo, allora è indescrivibile lo scompiglio delle singole lanternine: chi va di qua, chi di là, chi torna indietro, chi si raggira; nessuna più trova la via: si urtano, s'aggregano per un momento in dieci, in venti; ma non possono mettersi d'accordo, e tornano a sparpagliarsi in gran confusione, in furia angosciosa: come le formiche che non trovino più la bocca del formicajo, otturata per ispasso da un bambino crudele".

Durante la narrazione si nota, tra l'altro, che il personaggio di Mattia Pascal, protagonista principale della storia, nonché narratore, risulta compassato, quasi estraniato dai fatti che lo coinvolgono: non ha un carattere espressivo e incisivo, sebbene certe vicende porterebbero, normalmente, ad esprimersi con più enfasi; il nostro preferisce mantenere un profilo basso, vivendo il tutto con una leggerezza quasi incosciente. Chi invece ha una personalità ben accentuata e un carattere ben evidenziato (e non a caso secondo noi), sono i personaggi secondari che circondano il protagonista e che finiscono con influenzarne tutte le sue vite; sì, perchè il Nostro, durante tutta la storia, cambia vita, città, nome e modo di esistere diverse volte fino a diventar quasi invisibile al mondo per suo piacere e sopratutto senza togliersi la vita sul serio. 

Se in questa società, ci si domanda, certe situazioni sono così strette tanto da dover abbandonare tutto per ricominciare a vivere? E se anche dopo aver tentato a cambiare tutto anche in quel caso la società e le situazioni ci intrappolano come una ragnatela? Beh, il nostro Mattia decide di sparire da una vita stretta aiutato dalle circostanze, da un equivoco e comunque per sua decisione. Pirandello scrisse questa opera in un periodo non facile della sua vita e ciò nonostante riuscì a creare un romanzo originale, insolito, con intrecci e colpi di scena che non lasciano il tempo di annoiarsi, la storia scorre veloce senza appesantire il lettore ma divertendolo con situazioni grottesche, eppur scritto con meticolosa precisione che non lascia nulla al caso, anche lo stesso nome di Mattia Pascal sembra esser stato ben studiato: Mattia = matto (come lo definisce il fratello nel romanzo stesso), Pascal = nella zona ligure dove si pensa possa esser stato ambientato una parte del racconto, Pascal significa in dialetto Pascale cioè Pasquale, un nome che ha a che fare con la Pasqua ovvero con la "Resurrezione"). 

Non è ben chiaro il periodo storico in cui si colloca la vicenda (si suppone inizi 900), né tanto meno si scorge lo spazio temporale o i luoghi (se non in alcuni accenni) nel quale essa prende forma e si consuma, ma questa caratteristica porta il lettore a trovare, di tanto in tanto, spunti di riferimento con il mondo odierno pur essendo cosciente che si tratti di un classico, cioè di un'opera con tanti anni alle spalle durante i quali molte cose sono, o dovrebbero esser, cambiate. 

Nonostante ciò, un qualcosa, un pensiero, si insinua nel lettore come se alla fine spazio e tempo non riuscissero a mutare corde sempre verdi, attuali, come alcuni rapporti e dinamiche con la società, in famiglia o con il proprio io interiore. Come a dire che, nonostante gli anni che ci separano dagli inizi del novecento, certe dinamiche restino quasi immutate. 

Il fu Mattia Pascal, in conclusione, è un lettura che non lascia indifferenti sia per l'originalità del soggetto che per la scelta stilistica ma soprattutto per la grande forza comunicativa, per come le immagini raccontate si materializzino e come i volti divengano visibili. 
L'immaginazione viene stimolata, dipingendo vividamente le scene ad ogni parola letta. 
Romanzo che, non a caso, rappresenta una pietra miliare della nostra bella letteratura di inizio secolo. 

Cenni biografici dell'autore:

Luigi Pirandello nacque a Girgenti, ovvero Agrigento, il 28 giugno 1867. Da famiglia garibaldina e borghese, sposò Maria Antonietta Portulano che dopo lunghe sofferenze venne affidata alle cure di una clinica psichiatrica fino alla sua morte. Dal matrimonio nacque Stefano che divenne soldato durante il periodo fascista; catturato e fatto prigioniero dagli austriaci, venne successivamente rilasciato ferito e in cattive condizioni di salute. Pirandello, di idee inizialmente socialiste, si avvicinò al movimento fascista (decisione che gli provocò diversi nemici e critiche che non facilitarono il suo percorso lavorativo) ma ebbe diversi contrasti con lo stesso Mussolini, tanto da arrivare a strappare il proprio tesserino di partito davanti al Duce e a dichiararsi diverse volte "apolitico". Ciò nonostante, i rapporti con il movimento non si interruppero mai definitivamente.
Il suo primo grande successo fu "Il fu Mattia Pascal", scritto nelle notti di veglia alla moglie paralizzata alle gambe. Il libro fu pubblicato nel 1904 e tradotto in diverse lingue. La critica, come spesso accade, non dette al romanzo il successo che invece ebbe tra il pubblico. 
Ad ogni modo, dopo aver pubblicato diversi romanzi, si dedicò sopratutto alle opere teatrali e, probabilmente anche per la tragica esperienza vissuta dalla moglie, avvicinatosi alle teorie di Freud, divenne un fine filosofo della natura umana discernendone ogni comportamento in società e con il proprio Io; le sue teorie vennero ben descritte più volte in modo indiretto (come ne Il Fu Mattia Pascal) o in modo diretto come nel famoso Uno, Nessuno e Centomila

Nel 1925 fondò la Compagnia del Teatro d'Arte di Roma con due grandi interpreti, Marta Abba (la sua musa ispiratrice alla quale era molto legato tanto da far pensare che ne fosse innamorato se non altro platonicamente) e Ruggero Ruggeri. 
Con questa compagnia cominciò a viaggiare per il mondo, le sue commedie vennero rappresentate anche nei teatri di Broadway e nel giro di un decennio arrivò ad essere il drammaturgo di maggior fama nel mondo tanto che, nel 1934, ricevette l'ambito Premio Nobel per la Letteratura "per il suo ardito e ingegnoso rinnovamento dell'arte drammatica e teatrale". 

Ben presto le sue opere vennero trasposte al cinema e, proprio mentre si stava lavorando sulla pellicola de Il Fu Mattia Pascal, Pirandello si ammalò di polmonite e morì nel 1936 a Roma. 

Come da sue ultime volontà, non si celebrarono manifestazioni o cortei di gran prestigio, voleva esser umile tra gli umili, e il suo corpo venne cremato. 

Anni dopo l'urna (già in possesso di Pirandello in vita), da Roma dove si trovava, fu portata in Sicilia: le sue ceneri vennero trasferite in un urna di rame e sepolte nel giardino dove visse nei primi anni della sua vita e il resto che non entrava nella nuova urna, vennero rilasciate nello stesso terreno, così come Pirandello desiderava.

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