16 gennaio 2018

Recensione: Come un gatto in tangenziale

Come un gatto in Tangenziale, il nuovo film di Riccardo Milani, vede di nuovo riunita la coppia Antonio Albanese e Paolo Cortellesi.


Giovanni è un intellettuale, vive nel centro storico di Roma ed è impegnato con il suo think tank dalle conoscenze internazionali, a portare avanti temi importanti a cui crede veramente come l'integrazione sociale. Monica invece è un'ex cassiera del supermercato, con l'integrazione ha a che fare tutti i giorni nella periferia dove vive. I loro figli hanno deciso di fidanzarsi.
Entrami i genitori sono scossi dalla scelta dei loro figli e una volta fatta la conoscenza con le dovute riserve alimentate dai pregiudizi, trovano un obiettivo comune: la storia tra i loro figli deve finire, sarà "come un gatto in tangenziale".

I due cominciano a frequentarsi e a entrare l'uno nel mondo dell'altro. Giovanni, abituato ai film nei cinema d'essai, si ritroverà a seguire sua figlia in una caotica multisala di periferia; Monica, abituata a passare le sue vacanze a Coccia di Morto, finirà nella sciccosa Capalbio. Ma più questi due genitori interagiranno più il loro rapporto comincerà a cambiare.

C'è un grande studio della sceneggiatura, nulla viene lasciato al caso proprio per dare uno spessore sociale e poter comunque ridere parallelamente di un tema, di una causa importante come quella delle periferie senza mancarne di rispetto ma, anzi, cercando di sensibilizzare sull'argomento attraverso una via più "leggera" ma forse più efficace.

Questo è stato possibile grazie all'affiatamento e alla bravura di due attori di spessore come Albanese e Cortellesi che hanno saputo parlare poco, volutamente, ed esprimere molto con gli sguardi, con i silenzi, con le azioni e anche la sola presenza scenica. Ciò ha permesso allo spettatore di osservare più che di ascoltare e poter anche riflettere alla visione di certe scene come anche di riderne. Ovviamente per dare ancor più leggerezza e un tono di commedia sono stati introdotti elementi più o meno macchettistici come quello interpretato da Claudio Amendola.

Un film interessante, che per funzionare in modo ottimale si è avvalso di un cast di attori altamente preparati e plasmabili sui personaggi: una Cortellesi che interpreta una borgatara pagliettata e leopardata con i capelli rossi, tatuaggi e un accento marcato tanto quanto il suo disincanto verso la sua condizione. Una madre tosta ma amorevole verso il figlio. Albanese, un uomo onesto e sincero verso la causa delle periferie ma all'atto pratico rimane spiazzato da quell'ambiente e non sa accettare e destreggiarsi in una realtà così apparentemente diversa dalla sua quando la figlia gli dice di essersi fidanzata con un ragazzo di borgata.

La storia nasce da una situazione accaduta realmente per questo anche una maggiore attenzione nel trattare questo tema e si può ridere grazie ad una sapiente empatia verso la storia e l'argomento.

Infine il film evidenzia due mondi opposti che si scontrano, ognuno con le proprie idee e pregiudizi nei confronti dell'altro, ma che alla fine capiranno di non esser poi così diversi umanamente.

© Riproduzione Riservata.