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III. Le origini del cinema: il precinema e l'esperimento di Muybridge

Quando ci si affacciò alla fotografia e nacquero le prime foto in sequenza, cioè un soggetto in movimento fotografato più volte in uno spazio temporale brevissimo, si intuì che facendo scorrere queste fotografie in modo appunto sequenziale, si poteva creare una sorta di movimento continuo (come poi accadde successivamente con le pellicole).

Si avvicinò a questa idea e la sperimentò, per scopi non tanto ludici quanto scientifici, Edward Muybridge, uno scienziato di Palo Alto che studiò il modo per scattare foto in maniera sequenziale, collegandole poi tra di loro in frazioni di tempo brevi in modo che la retina umana non percepisse lo stacco tra una foto e l'altra. 

Il motivo che lo spinse ad intraprendere questo studio nacque a seguito di un suo esperimento simile andato male: Leland Standford, allevatore di cavalli di razza dedicati alle corse, era interessato a migliorare le performance di questi animali visto che la scienza in quel periodo stava approfondendo il modo di deambulare e di correre degli equini. 
Nel giugno del 1877, Muybridge, realizzò una serie di foto in successione di una corsa alla quale partecipò uno dei cavalli di Standford che fu il soggetto delle foto di Muybridge. In questa occasione, Muybridge riuscì a catturare su pellicola fotografica una foto del cavallo con tutte e quattro le zampe sollevate da terra. Una copia della fotografia che scoprì questa caratteristica della corsa equina, venne così inviata alla stampa, ma dato il ritrovamento di alcuni ritocchi fotografici attuati sul negativo, la scoperta non venne considerata tale, tuttavia grazie a quella fotografia Muybridge vinse la dodicesima edizione della San Francisco Industrial Exhibition. 

L'anno successivo, il 1878, Standford finanziò il nuovo progetto di Muybridge: l'esperimento venne messo in pratica il 15 giugno, questa volta alla presenza della stampa californiana. 

Ciò che si apprestava a fare Muybridge era di fotografare, ancora una volta, un cavallo al galoppo (una giumenta chiamata Sallie Gardner) ma questa volta utilizzando una serie di macchine fotografiche, esattamente 24, poste a 69 cm l'una dall'altra e disposte a lato della pista. Il passaggio delle zampe del cavallo sopra a dei fili posizionati sulla pista e collegati alle macchine fotografiche, permise lo scatto delle foto nel momento desiderato. Le fotografie furono così scattate in successione dalla stessa giumenta ad una distanza di tempo di un venticinquesimo di secondo l'una dall'altra, quindi ad una velocità considerevole. Il fantino fece cavalcare la giumenta ad una velocità di 58 km/h.

Il risultato che si ottenne diede conferma di quanto aveva affermato l'anno precedente Muybridge e cioè che il cavallo ad un certo punto della sua corsa
aveva alzato tutte e quattro le gambe dal terreno. 

Ma Muybridge in occasione di questo esperimento fece di più, creò con quelle fotografie un piccolo filmato, unendole in sequenza e proiettandole una di seguito all'altra; questa carrellata diede quindi l'illusione che il cavallo si muovesse davvero, proprio come in un film.

Questo che vediamo di seguito è il  filmato originale di Muybridge mettendo insieme le foto in sequenza:


Straordinario risultato, forse il lavoro riuscito meglio tra quelli del periodo precinema, se consideriamo che il girato vero e proprio di una scena e la pellicola cinematografica, non esistevano ancora!

Scientific American fu una delle pubblicazioni che riportò lo straordinario lavoro di Muybridge. 

Successivamente Muybridge conobbe Edison il quale creò il Kinetoscopio, una struttura che sì, quella sì che era molto più vicina al cinema vero e proprio considerando che si avvalse anche di una nuova invenzione che tutt'oggi utilizziamo in ambito cinematografico; ne abbiamo già parlato qui:  Le origini del cinema: il precinema e il Kinetoscopio di Edison.

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