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Recensione libro: 'Una donna quasi perfetta' di Madeleine St John

Una donna quasi perfetta, lavoro letterario di Madeleine St John, si presenta subito con dei toni spumeggianti e accattivanti con punte di ironia affatto velate.



Una lettura scorrevole composta principalmente di dialoghi, di interazioni tra i personaggi, più che descrizioni sceniche (ridotte allo stretto indispensabile giusto il necessario per descrivere ambienti e situazioni) L'autrice più che alla cornice dirige la sua attenzione - e di conseguenza quella del lettore - sui personaggi, sui loro caratteri, sulle loro diversità, senza mai appesantire la lettura con situazioni prolisse. Infatti l'autrice scandisce le scene e le situazioni in modo breve, celere, mai noioso variando, saltando da una situazione all'altra, man mano che si susseguono i capitoli con abilità e senza mai confondere il lettore, piuttosto tenendo viva la sua curiosità e la sua attenzione.
Un libro che si avvicina molto ad una sceneggiatura per come impostato e quindi molto coinvolgente perchè sembra di vivere i personaggi e le loro situazioni, conoscerli, amarli oppure odiarli.

I personaggi appunto, la trama che tessono durante la narrazione è la classica: "lui, lei, l'altra" ma in una chiave affatto banale.
Ambientata a Londra la trama vuole un uomo, Simon al centro della storia; sposato con Flora, amante di Gillian e amico, suo malgrado, di Lydia la migliore amica di sua moglie.

Flora: innamorata della sua famiglia con un lavoro che la soddisfa con tre figli fantastici a cui si dedica costantemente e devota a suo marito, sebbene non condivida la sua credenza religiosa, è una donna quasi perfetta: è capace di portare sulle sue spalle tutte le fatiche giornaliere familiari e lavorative con grande dedizione e gentilezza anche se spesso colma la mancanza del marito, sempre più assente, rifugiandosi in chiesa perchè sente in cuor suo che qualcosa nella sua relazione, non sta andando per il verso giusto.

Gillian: una donna indipendente commercialista, con una vita un pò sregolata e in costante divenire ma che riesce a gestire con molta calma e fermezza. Indipendenza è la sua parola d'ordine e nessun coinvolgimento emotivo può intaccare questa convinzione, tranne quando da una relazione puramente fisica comincia segretamente a provare qualcosa di più. In ogni caso rimane inespugnabile fino alla fine.

Lydia: Donna single, forse anche per scelta considerando quel che pensa degli uomini e purtroppo le sue convinzioni sugli uomini poco seri e inaffidabili o di "vermi schifosi" è confermata dal comportamento di Simon che coglie in flagrante. Una volta scoperto il segreto di Simon si ritroverà a decidere se raccontare tutto alla sua amica Flora oppure no. Sarà lei che deciderà le sorti di quel matrimonio, di quel rapporto, di quelle vite. La sua importanza si nota dalla prima pagina del libro dove è la prima ad esser citata da Simon appunto nel momento in cui è stato colto in fallo ma nelle pagine successive si torna indietro, a sei mesi prima, quando tutto ebbe inizio lasciando così il lettore incuriosito su come andrà a finire la storia (tecnica letteraria molto intelligente) tenendolo ben saldo fino alla fine quando la decisione di Lydia si paleserà.

E poi c'è Simon: uno sceneggiatore che vuol fare carriera ma che viene completamente stravolto dalla conoscenza di Gillian mentre Flora e i bambini sono in vacanza senza di lui. Una volta intrapresa la relazione con Gillian, Simon già di suo molto incostante, diventa una pedina impazzita: si divide tra moglie e amante in modo oscenamente disgustoso, usando la disponibilità di entrambe che soccombono ai suoi capricci da bambino viziato, immaturo e irresponsabile. Per Simon il lettore difficilmente proverà simpatia se non per la leggerezza con la quale l'autrice condisce i suoi dialoghi inserendo battute che lo rendono meno poveretto di quanto non sia in realtà.

Un uomo che alla fine si districa tra tre donne dal carattere e dalle vite molto forti e costruite, mentre si evidenzia sempre più che omuncolo piccolo e insignificante possa esser lui paragonato a loro; tre donne che nonostante il ciclone senza controllo Simon hanno saputo tenere in mano la situazione e sotto controllo le loro vite non lasciandole scalfire più di tanto.

Ciò che accomuna le tre protagoniste non è solo Simon, ma la loro dimestichezza nell'affrontare con risolutezza la propria vita e condurla in modo dignitoso e per come la desiderano da sole, senza far affidamento sugli uomini. Simon anche per Flora alla fine è quasi un miraggio: c'è quando è a casa ma molte volte è assente sia fisicamente che mentalmente, non si interessa quasi di nulla che riguardi la famiglia; lei invece fa tutto, anche per lui.

Il finale del libro può innervosire sopratutto chi non ama il comportamento di Simon che permane per tutto il libro e che diventa pagina dopo pagina sempre più discutibile.

Un impeccabile lavoro dell'autrice nel descrivere in modo ironico e originale una trama che poteva esser noiosa e che invece si è rivelata assolutamente interessante; ha saputo prendere un fenomeno sociale conosciuto da sempre come "il tradimento" e farne un libro non solo originale ma anche per certi versi riflessivo su diversi aspetti del quotidiano e sui capricci dell'esistenza umana.

Un libro assolutamente consigliato e da leggere in ogni momento della giornata o in ogni periodo dell'anno, anche sotto l'ombrellone!

Madeleine St. John nasce a Sydney nel 1941. Esordì già in età già adulta con Le signore in nero, pubblicato nel 1993 che ebbe un enorme successo, a questo seguirono A Pure Clear Light (1996), The Essence of the Thing (1997) e A Stairway to Paradise (1999). Morì a Londra, nel 2006.

La casa editrice Garzanti pubblica per la prima volta in Italia i suoi romanzi, di certo meritevoli di esser conosciuti.

(Grazie a Garzanti per averci mandato una copia del libro)

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