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Recensione Libro: "La Modella di Klimt" di Gabriele Dadati.


La modella di Klimt è il nuovo romanzo di Gabriele Dadati.

In questo racconto, quasi una cronaca, basato su avvenimenti realmente accaduti e che vedono lo scrittore stesso coinvolto in prima persona, si fa luce su diversi punti di domanda che il mondo dell'arte e della cultura in generale si è posto durante gli anni, circa un quadro in particolare il famoso e misterioso "Ritratto di signora" di Gustav Klimt sia per quanto riguarda l'esecuzione del quadro, ma anche e sopratutto per la sua scomparsa e il successivo ritrovamento.

L'autore intorno a questo quadro crea una storia romanzata, dove inserisce anche aneddoti veri, che intreccia la vita del quadro a quella dell'artista; amori, misteri, ricostruzione dei fatti che iniziano a Vienna nel 1910 per arrivare ai giorni nostri tra rivelazioni e colpi di scena. Un viaggio di scoperta alla Vienna dell’artista:
“la Vienna magica delle sciarpe vaporose e delle boutique di alta moda, della Secessione e della Wiener Werkstätte, dei pittori e delle modelle negli atelier, delle cartoline pubblicitarie e del telefono che Klimt volle nel suo studio, delle carrozze che cedono lentamente il passo alle automobili dalle sedute in cuoio lucido...”

Il ritratto di Signora di Kilmt, fa parte delle collezioni del museo Ricci Oddi di Piacenza fin dal giorno della sua inaugurazione, avvenuta nell’ottobre 1931 alla presenza dei principi di Piemonte Umberto e Maria José di Savoia. Purtroppo nel febbraio del 1997 fu misteriosamente rubato.

A 10 anni dalla scomparsa di Stefano Fugazza, l’indimenticato direttore della Galleria Ricci Oddi, lo stesso Gabriele Dadati, il più stretto collaboratore dello studioso nell’ultimo periodo della sua vita, stava organizzando una mostra in suo ricordo a Piacenza. Ad allestimento concluso, avviene un fatto clamoroso: a distanza di ventitré anni il quadro riappare durante i lavori di manutenzione da parte degli operai che lo scoprono rimuovendo l’edera da una parete del giardino della Galleria Ricci Oddi di Piacenza, dentro un sacco dell'immondizia.

La narrazione è costruita molto bene. Inoltre c'è tanto materiale su cui si sofferma l'autore non solo sulla scomparsa ma anche, come dicevamo, sulla creazione della stessa opera: nel 1996 infatti una studentessa all'ultimo anno di liceo artistico, tale Claudia Maga, ha messo in relazione per la prima volta, il Ritratto di signora con con l’immagine di un perduto “Ritratto di ragazza”, sempre di Klimt. Secondo Maga, il ritratto non era andato smarrito piuttosto si celava sotto il quadro sovrapposto dallo stesso artista. Da questa ipotesi furono fatti degli studi sul quadro e dopo una accurata analisi a raggi X si scoprì che in effetti il ritratto della donna adulta, dalla sensualità discreta, si nascondeva sotto l’immagine di una ben più fresca e semplice ragazza.


“Anna si avvicinò. E si vide, davvero si vide. Era di tre quarti e mostrava il bel vestito dell’atelier Schwestern Flöge: su indicazione di Emilie, aveva abbassato la spalla per mettere in mostra la camicetta che completava l’abito, mentre al collo stava drappeggiata la sciarpa vaporosa e in testa svettava l’ampio cappello. Per far risaltare i due accessori, che erano neri, Klimt le aveva schiarito i capelli, che erano così divenuti color mogano e si presentavano mossi attorno all’ovale del volto. Alla cipria, che mentre posava aveva davvero sulla pelle, si era aggiunto poi un rossore sulle guance tutto inventato, così come più rossa del vero era la bocca. Il neo che faceva capolino da sotto l’occhio la trasformava in una signorina alla moda, mentre le sopracciglia forti le confermavano che era proprio lei. E se ancora non ne fosse stata convinta, a fissarla c’erano quei suoi occhi cilestrini a cui la luce dava una speciale trasparenza.”

Così l'autore Dadati descrive il volto della donna che giace sotto lo strato di pittura su cui oggi è impresso il dolce e puro viso di Anna e non la sensuale donna della prima versione; allo sfarzo e alle classiche pennellate d'oro, alle quali ci ha abituato Klimt nelle sue opere, l'artista ha preferito i colori della natura e l’eleganza della semplicità, probabilmente per dare più visibilità alla purezza di quella giovane togliendole tutto il superfluo e lasciandone l'essenziale. 

Un libro di certo affascinante, coinvolgente, originale frutto, oltre che di ricordi, anche di studio dell'epoca e dell'arte nonchè di ricerca (la quale è stata alquanto turbolenta e difficile visto il periodo dell'emergenza Covid dove tutte le fonti fisiche sono state chiuse). 

Di certo la storia appassionerà sia gli addetti ai lavori, gli amanti dell'arte ma anche i curiosi che si avvicinano per la prima volta a Klimt e a questo quadro misterioso. La narrazione non stanca, non è banale e si legge in modo molto scorrevole senza punti morti; la scrittura è fluente e aiuta così il lettore a leggere senza interruzione e ad appassionarsi alla trama. I personaggi e gli ambienti sono ben descritti come anche i riferimenti storici.

Edita da Baldini + Castoldi "La modella di Klimt" è un' opera di spessore che merita di esser letta e conservata in biblioteca.

                                      

                                        (Ringraziamo Baldini+Castoldi per averci inviato il libro)

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