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Recensione Libro: "Quel prodigio di Harriet Hume", di Rebecca West

Nata dalla penna di Rebecca West, autrice della trilogia degli Aubrey ed edita in Italia da Fazi Editore, la narrazione racconta di due amanti Harriet Hume, una modesta pianista e Arnold Condorex, in cerca di fortuna in politica. I due si lasciano per le ambizioni di lui, salvo ritrovarsi di tanto in tanto.

Lui non suscita simpatia fin da subito: un uomo pieno di insicurezze, goffo, talvolta cinico e insensibile per stoltezza, ambizioso al punto da diventare un opportunista leccapiedi pur di diventare ricco, importante e famoso.

La pianista invece è una giovane bizzarra, bellissima, delicata e sensibile; povera, e anche mezza cieca causa esercitazioni al pianoforte e lettura degli spartiti, ma con una fervida immaginazione e il dono della preveggenza per cui sa tutto quello che pensa il suo amato e agisce di conseguenza, anche se lui ciò che pensa non sempre glielo dice, rimanendo così ogni volta spiazzato ed entrando talvolta in crisi esistenziale.

I due personaggi sono interessanti anche i loro caratteri e le caratteristiche che li contraddistinguono: due mondi opposti, diversi in tutto, che comunque riescono ad interagire e a capirsi amandosi. 

Lei vive una vita più o meno tranquilla senza particolari ambizioni, lui invece è smanioso di potere ed è frenetico, spesso attaccato più alle cose materiali che alle cose che davvero hanno importanza come i sentimenti che baratta e utilizza come mezzi per arrivare ad un livello di potere successivo.

La storia risulta interessante ma spesso viene sopraffatta dalla morsa schiacciante degli abbellimenti estremi che aggiunge l'autrice la quale tende a divagare, ad interrompere il filo logico della storia con metafore, con estreme descrizioni nei minimi particolari talvolta superflue; non lascia nulla all'immaginazione del lettore ma lo rende partecipe di qualsiasi pensiero (elemento che sarebbe anche positivo se non fosse che spesso i pensieri non sono molto inerenti alla storia dell'uomo che si vuol narrare). 

Per la maggior parte del libro l'attenzione ricade su Arnold e non su Harriet che sebbene sia il fulcro della storia, come anche si sottolinea nel titolo del libro, viene messa in secondo piano esistendo solo se con Arnold interagisce.

Per queste digressioni, metafore, estreme descrizioni, elucubrazioni mentali dei protagonisti, la narrazione diventa dispersiva e perde di fluidità nella lettura non coinvolgendo a pieno il lettore, il quale cerca di tornare alla storia che si vuole davvero raccontare. Questa è l'unica vera pecca del libro che altrimenti sarebbe stato molto valido. 

Ciò non toglie che anche così sia assolutamente una lettura consigliata a chi piace questo tipo di stile. 

E' ovvio infatti che ogni lettore è un mondo a sé e saprà valutare soggettivamente la bellezza di questo libro che probabilmente anche da questa sua caratteristica, non per forza negativa, potrebbe trarne un suo punto di forza: con uno stile narrativo sicuramente alternativo, anomalo e dunque nuovo e originale che determina la caratteristica articolata dell'autrice.

Nel complesso il libro quindi non è da bocciare; è assolutamente interessante la storia che non è banale e scontata; i due personaggi protagonisti hanno sempre qualcosa di magico quando interagiscono sopratutto grazie alla misteriosa Harriet che con le sue doti non comuni, rivela tante sorprese anche ad Arnold. 

Anche la loro evoluzione negli anni è piacevole da analizzare anche dal punto di vista psicologico dunque le basi per un ottimo libro ci sono tutte mentre sullo stile espositivo è questione di gusti soggettivi: può piacere o meno ma, in ogni caso, non ne pregiudica l'indiscussa validità contenutistica dell'opera.

                                                       

                                                       (Grazie a Fazi Editore per averci inviato il libro)

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