6 febbraio 2021

I Miti di Encelado e di Tifeo

 Com'è nata la Sicilia? Una delle leggende sulla nascita di questa isola italiana fa riferimento al mito di Encelado.


Nella mitologia greca Encelado è uno dei Giganti figli di Gea che fu fecondata dal sangue di Urano, gocciolato al suolo, quando il figlio Crono lo evirò.


Come tutti i giganti Encelado era metà uomo e metà bestia e a seguito del confinamento dei Titani nel Tartaro da parte di Zeus, partecipò insieme agli altri suoi simili alla battaglia tra i Giganti, appunto, e gli dei dell'Olimpo (c.d. Gigantomachia).


Dalle vette dei monti della Terra, i Giganti, scagliarono massi e tizzoni ardenti contro gli dei che, a loro volta, risposero con dardi e fulmini. La guerra si concluse con la sconfitta dei Giganti. Encelado tentò così la fuga ma la dea Atena gli gettò sopra una grande roccia, la Sicilia, che lo intrappolò senza più via di fuga.


Da quel giorno il mito narra che Encelado ferito e arrabbiato si dimeni al di sotto della Sicilia per liberarsi invano. Da qui le scosse di terremoto e l'attività vulcanica dell'Etna, originata dal respiro infuocato del gigante imprigionato. Infatti si narra che l'isola abbia assunto questa forma proprio a causa della sua presenza: le sue braccia sono distese una nella direzione di Messina e l’altra in direzione di Siracusa; il busto si trova sotto la città di Enna e le sue gambe sono rivolte verso Mazara e Palermo, disegnandone le rispettive valli. Si dice, inoltre, che l’alluce del piede destro costituisca il monte Erice e che la testa e la bocca, poste nella zona di Catania, dove c'è appunto il vulcano Etna.


Nei giardini di Versailles, oggi, si trova la fontana creata dall'artista Gaspard Marsy, su disegno di Le Brunnella, dedicata al trionfo delle divinità olimpiche contro i loro oppositori e che raffigura proprio il gigante Encelado sepolto dalle rocce dell'Olimpo mentre affonda nelle acque.


Un'altra leggenda che narra di un gigante intrappolato sotto la Trinacria è quella di Tifone/Tifeo, personificazione degli inferi che era stato destinato dalla madre a una lotta contro Zeus, colpevole di aver sconfitto i Titani, suoi fratelli.


Nel corso di uno dei combattimenti, Tifeo fuggì verso oriente e, arrivato ai limiti del territorio siriano, si fermò ad attendere il suo avversario Zeus al quale strappò dalle mani l'arma che impugnava e gli recise i tendini delle mani e dei piedi per scaraventarlo poi dentro una grotta in Cilicia, sulla costa sud orientale dell'Asia Minore. 


Hermes e Pan che ritrovarono i suoi tendini, soccorsero Zeus riportandolo sull’Olimpo, mentre le Moire rifocillarono il divino Tifeo con frutti destinati ai mortali che gli fecero quindi perdere le forze. Zeus, allora, approfittando della situazione, ferì il gigante il quale sebbene perse molto sangue (il monte dove si svolse questa lotta, è chiamato Emo cioè sangue in greco) riuscì a fuggire in Sicilia, Zeus però lo inseguì e lo imprigionò per sempre sotto l’Etna.


Da allora con la mano destra sorregge Peloro, Messina, con la sinistra Pachino, con le gambe sorregge Lilibeo, Marsala, e con la testa l’Etna, sputando fiamme dalla bocca.




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