Terapia trans a rischio: Sandrena non più gratuito!

Terapia trans a rischio: Sandrena non più gratuito!
Sandrena

In un clamoroso voltafaccia del sistema sanitario, il farmaco considerato il baluardo della terapia ormonale per le persone transgender, noto sotto il nome commerciale di Sandrena, non verrà più dispensato a titolo gratuito. La notizia ha scosso le fondamenta della comunità LGBTQ+, che vede in questa decisione un atto di indifferenza, se non di vero e proprio oltraggio, verso i diritti e le necessità di un’intera collettività.

Da decenni, Sandrena, un farmaco in gel a base di estradiolo, è stato il referente indiscusso per un trattamento sicuro ed efficace nell’ambito delle terapie ormonali, offrendo un’ancora di salvezza per chi decide di affrontare il viaggio della transizione. La sua efficacia e la relativa assenza di effetti collaterali lo hanno reso una pietra miliare per chi, giorno dopo giorno, lotta per allineare il proprio corpo con la propria identità di genere.

Il cambiamento di rotta nella politica di distribuzione di questo farmaco solleva una serie di interrogativi inquietanti. Quali saranno le conseguenze per coloro che, già alle prese con un percorso emozionalmente e finanziariamente oneroso, dovranno ora fronteggiare anche il peso economico di quello che una volta era un sostegno garantito dallo Stato? Si tratta forse di un segnale di un arretramento sociale, un passo indietro rispetto ai progressi faticosamente conquistati in termini di inclusione e diritti civili?

Il timore che serpeggia tra gli attivisti e i membri della comunità è che la sospensione della gratuità del Sandrena non sia altro che l’apice di un iceberg, preludio di ulteriori restrizioni e barriere che potrebbero mettere a repentaglio la salute mentale e fisica di un numero incalcolabile di individui. In un’era in cui la lotta per la parità di diritti sembra costantemente in bilico, movimenti e associazioni si stanno mobilitando per richiamare l’attenzione sulle possibili drammatiche ripercussioni di questa decisione.

Tra le fila di chi vive quotidianamente la transizione, l’indignazione si mescola alla paura. Il pensiero di dover tornare a soluzioni meno sicure e più rischiose, o addirittura di dover rinunciare completamente alla terapia ormonale, rappresenta un incubo che molti speravano di non dover mai più affrontare. Il farmaco, fino a ieri alleato prezioso, diventa oggi oggetto di un dibattito che trascende la sfera medica per entrare prepotentemente in quella dei diritti umani.

In questo scenario di incertezza e inquietudine, la domanda che tutti si pongono è se le istituzioni sapranno dare ascolto alle voci di coloro che rischiano di trovarsi privi di una risorsa essenziale per il loro benessere. La battaglia per la dignità e l’uguaglianza, che sembrava aver conquistato traguardi inalienabili, si ritrova nuovamente ad affrontare l’ombra dell’esclusione e della marginalizzazione. Sarà compito delle forze progressiste sostenere questa lotta, affinché il diritto alla salute e alla felicità non diventi un privilegio per pochi, ma un diritto garantito a tutti.